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In uscita il nuovo libro di Giuliano Dolfini Una libro che parla della Val di Susa e della voglia di cambiamento alla fine del Settecento

(Copertina - Il traditore della Valsusa e le bignole del Vescovo)

SUSA – Giuliano Dolfini, giornalista condovese che ha lavorato per La Stampa, Tuttoscienze, Rai, Agenzia Ansa, Stampa Sera e infine Luna Nuova, presenta il suo ultimo libro. Il titolo è “Il traditore della Val Susa e le bignole del vescovo“. “Nus Sgnur, la rivulisiun” è una frase del libro, ambientato nel dicembre del 1798. il vescovo di Susa trangugiò le bignole e si barricò dentro. Nasceva la Repubblica giacobina della Provincia di Susa. Il basso clero predicava “Libertè, egalitè, fraternitè”. Il panettiere Favarot – fornitore vescovile (grazie al fascino di Margherita) divenne il fornaio dei francesi. Dopo l’oppressione dei Savoia, che dovettero fuggire da Torino e dai loro possedimenti, ci furono giorni di speranze per un futuro migliore. Era arrivata la libertè, portata dalle truppe dell’ Armèe repubblicaine francese. Insomma era la rivoluzione, o quasi.

LA STORIA

Nel libro di Giuliano Dolfini si racconta che in quel periodo cambiava tutto, almeno questi erano i desideri. Con in testa il ceto medio e le persone istruite: dal pulpito si predicavano i dogmi rivoluzionari. Susa, che con il forte cella Brunetta era il simbolo della potenza militare dei Savoia, fu occupata senza nemmeno una schioppettata.
Nel libro rivivono e parlano i personaggi di quel periodo: il vescovo monarchico, il sindaco teologo, il comandante francese, il popolo ignorante, i frati e i preti ribelli. Entusiasmi e difficoltà, ignoranza e speranze. Il papa prigioniero in Val Susa e agenti più o meno segreti. La lotta nascosta tra gli informatori dei monarchici ed il controspionaggio dei repubblicani.

TUTTO DURO’ 6 MESI

Susa era la capitale del vino e dei pasticcini, mentre nei villaggi la fame e la malaria erano quotidiane. Quindi i “ciuchin” dei banditi, i “luigin” dei nobili francesi ed il poeta rivoluzionario, il tumulto di Avigliana per liberare Girolamo Gironi e l’arresto del capitano Belfiore.
Tutto durò 6 mesi, poi arrivarono le truppe austriache e dello Zar di tutte le Russie, con i francesi e i democratici in fuga. L’ utopia era finita con i cosacchi in piazza S.Giusto e di fatto tornava la monarchia assolutista, poi la dura repressione verso chi aveva sperato nel cambiamento.
Un medico pavido cedette ai poliziotti austriaci (accolti con grappa e avanà dal vescovo) e raccontò.
I verbali sono giunti fino a noi, dove si legge che da Bardonecchia fino a Rivoli repubblicani e sovversivi erano a centinaia. Nomi e cognomi compresi.

345 pagine di emozioni, editore Melli di Borgone.