In attesa delle trimestrali, puntiamo su duration e commodity: il punto di Michele De Michelis

MERCATI – In attesa delle trimestrali, puntiamo su duration e commodity. Il punto di Michele De Michelis responsabile investimenti di Frame AM. Per mesi è bastato pronunciare la parola “intelligenza artificiale” per giustificare qualsiasi multiplo, qualsiasi promessa, qualsiasi piano industriale. Ora, guardando la recente correzione del comparto dei semiconduttori, ho la sensazione che qualcosa stia cambiando: non parlerei di fine del ciclo, ma di fine dell’euforia acritica. Gli operatori, infatti, hanno smesso di chiedersi se la domanda di chip continuerà a crescere, iniziando a domandarsi a quali condizioni economiche e con quali ritorni sul capitale investito. Quello dalla narrativa al numero è un passaggio salutare, anche se — come sempre accade — rischia di essere doloroso per chi ne è coinvolto. E questo mi porta dritto al tema che, a mio avviso, dominerà le prossime settimane: la stagione degli utili. Con l’apertura della reporting season gli operatori non si accontenteranno più dei singoli report trimestrali, ma andranno a scavare in tre direzioni precise: quanto dei ricavi dichiarati sia davvero riconducibile all’intelligenza artificiale e quanto il capex annunciato  su data center, chip, infrastrutture  stia impattando il cash flow aziendale, perché prima o poi qualcuno chiederà conto del pay-back di tutti questi investimenti; e infine la guidance dei manager, che spesso dice più di qualunque numero trimestrale. Il rischio, se la stagione degli utili dovesse deludere anche solo su uno di questi tre fronti, è che un mercato abituato a premiare ogni annuncio di spesa inizi improvvisamente a penalizzare chi non dimostra un ritorno tangibile su quella spesa. Ed è proprio qui che vedo il rischio di movimenti violenti in un senso o nell’altro, un po’ come accade ultimamente a livello meteorologico con grande caldo e improvvise tempeste di grandine.

Mi capita spesso, in momenti come questo, di tornare con la memoria a fasi di mercato già viste: quella attuale — fatta di aspettative elevatissime e crescente selettività — mi ricorda, con le dovute proporzioni, l’inizio della fase di “distribuzione” che precedette lo scoppio della bolla delle dot-com nel 2000. Non un crollo improvviso, ma un mercato che a un certo punto smette di premiare tutto indistintamente e comincia, silenziosamente all’inizio e poi sempre più rumorosamente, a separare i progetti sostenibili dalle scommesse. Sullo sfondo resta ancora un tema che non abbiamo mai davvero archiviato: l’inflazione. Non è ancora chiaro se quella attuale sia transitoria o se si stia radicando in modo più persistente, e nel frattempo arriva un segnale che definirei tutt’altro che trascurabile: TSMC, che di chip ne produce per mezzo mondo, ha alzato i prezzi. L’effetto si scaricherà da una delle due parti: o le aziende che acquistano quei chip vedranno i margini ridursi, oppure quei rialzi finiranno, come sempre, sul prezzo pagato dal consumatore finale. In entrambi i casi, si tratta di un altro tassello che alimenta una potenziale tempesta .

C’è poi un tema sul quale il denaro non riesce proprio ad affluire: la duration. Tutti guardano all’azionario e all’AI, pochi si soffermano su un dettaglio che considero rilevante: il mercato sconta oggi quasi due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. La mia sensazione, per quel che vale, è che Kevin Warsh — il nuovo Presidente della Fed, scelto da Trump — farà di tutto pur di non alzare i tassi, e del resto è stato nominato proprio per questo. Se questa lettura si rivelasse corretta, la duration potrebbe offrire un profilo di rischio/rendimento decisamente più interessante di quanto il consenso sembri oggi suggerire. Infine le commodities, che considero un altro tema da cavalcare nei prossimi mesi. Da un lato per ragioni strutturali: il capex legato all’intelligenza artificiale continuerà a sostenere la domanda di materie prime industriali ed energetiche. Dall’altro per ragioni più contingenti: penso alle commodities agricole, che potrebbero beneficiare di raccolti più poveri legati alla scarsità di fertilizzanti conseguente al blocco dello Stretto di Hormuz. Una combinazione di driver di lungo periodo e di eventi congiunturali che, a mio avviso, rende il comparto tutt’altro che da trascurare in un portafoglio ben diversificato.

Ultimi articoli

Ultimi articoli