A GIAVENO LA COMMEMORAZIONE DI CAMPANA NELL’80° ANNIVERSARIO
GIAVENO – Sono passati 80 anni dal sacrificio del Comandante Felice Cordero di Pamparato detto “Il Campana”. Domenica 25 agosto alle 9,30 in viale Regina Elena, presso la lapide con i loro nomi, saranno ricordati i partigiani “Campana”, Giorgio Baraldi, Vitale Cordin e Giovanni Vigna, che furono impiccati dai nazifascisti il 17 agosto 1944. L’evento è organizzato dalla Città di Giaveno con il patrocinio dell’Ecomuseo della Resistenza, dell’ANPI Giaveno Valsangone e della Città metropolitana di Torino.
LA STORIA
Nella seconda metà di luglio i tedeschi lanciano un’offensiva in Val Chisone e in alta valle di Susa denominata Operazione Usignolo nella quale sono impegnati reparti della Wehrmacht, forze di polizia germaniche e truppe della Repubblica Sociale italiana. È necessario eliminare la minaccia dei partigiani arroccati al Sestriere e sulla dorsale Susa-Chisone per mantenere sgombro il valico del Monginevro, la più importante via di comunicazione con la Francia occupata. Le operazioni, durate sino a metà agosto e concluse con l’eliminazione della «zona libera» della Val Chisone, coinvolgono marginalmente la Val Sangone: alcuni reparti nazifascisti fanno puntate a Giaveno e Coazze. Una nuova puntata viene effettuata il 7 agosto da reparti tedeschi, che a sera salgono verso il colle della Roussa e il colle del Vento diretti nelle vallate vicine. La prevista offensiva inizia il 16 agosto; reparti delle brigate nere Ettore Muti e Ather Capelli scendono nel vallone della Maddalena provenendo dal colle del Bes e dall’Aquila e stabiliscono il quartier generale a Giaveno. L’operazione costa tuttavia al movimento resistenziale della vallata la perdita del comandante Campana, arrestato ed impiccato con altri tre compagni. La cattura avviene in modo casuale al Mollar dei Franchi, da parte di soldati delle brigate nere travestiti a cui si era avvicinato ignaro. Al Comando dì Villa Garrone Cordero di Pamparato viene interrogato per due giorni. La sera del 17 agosto i fascisti decidono l’esecuzione: le mani legate dietro la schiena con filo di ferro, Pamparato viene portato nella piazza della stazione e impiccato. Con lui muoiono Giorgio Baraldi, Vitale Cordin e Giovanni Vigna. Un quinto arrestato, Giulio Corino, sarà impiccato qualche giorno dopo.
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