VALSUSA – Mentre il Medio Oriente brucia sotto i colpi di un conflitto senza precedenti, la morsa della guerra congela i cieli della Terra Santa, rendendo il rientro in Italia unāincognita drammatica. Tra i pellegrini bloccati a Gerusalemme figurano due volti noti della Diocesi di Susa: don Giorgio Nervo, parroco di Oulx e Sestriere, e don Francesco Maniscalco, attivo tra Villar Dora e Almese. Insieme a loro, un gruppo di sedici confratelli piemontesi e oltre 200 connazionali vivono una calma surreale entro le mura della CittĆ Vecchia, protetti da un silenzio che contrasta con l’eco dei missili su Tel Aviv e Haifa. Nonostante la vicinanza del fronte che oppone Israele e Iran dal 28 febbraio, i sacerdoti mantengono i contatti con lāAmbasciata e lāOpera Diocesana Pellegrinaggi. Il clima ĆØ tranquillo ma la tensione resta alta mentre la diplomazia internazionale arranca nel gestire una crisi che ha svuotato le strade e chiuso i negozi della cittĆ santa, lasciando i fedeli in attesa di un segnale di via libera.
Tra missili e diplomazia, il difficile rientro dei pellegrini piemontesi e lāincognita del ponte aereo dopo lāescalation in Iran
Il contesto regionale ĆØ precipitato nel caos più totale dopo la durissima risposta di Teheran agli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti. La ritorsione iraniana ha colpito obiettivi sensibili a Dubai, Riad e Cipro, mentre al confine nord Hezbollah continua il lancio di razzi dal Libano. Il bilancio ĆØ tragico: migliaia di vittime civili in Iran e la morte del presidente Khamenei hanno fatto vacillare il regime degli ayatollah, innescando unāimpennata del prezzo del petrolio e una frattura diplomatica che ha visto l’Italia esclusa dalle decisioni strategiche di Washington. Questa instabilitĆ ha colpito direttamente molti connazionali, inclusi studenti torinesi bloccati negli Emirati e lo stesso Ministro della Difesa, rientrato d’urgenza con un volo militare. Mentre don Daniele, interpellato da “La voce e il tempo”, conferma che lo spirito del gruppo resta sereno nonostante le strade insolitamente vuote, l’incertezza regna sovrana. La prioritĆ assoluta rimane l’evacuazione dei gruppi di Lucca e della Basilicata, in una corsa contro il tempo per sottrarre i pellegrini a un’area diventata il cuore di unāescalation globale che pare non voler concedere alcuna tregua.

































