SAUZE DI CESANA – Si è svolta oggi la cerimonia di commemorazione per ricordare i nove uomini del B17 dell’855 gruppo bombardieri dell’USAF – Miss Charlotte – che nella notte del 10 settembre del 1944 si schiantò sulla cresta del Gran Miol in Valle Argentera mentre trasportava armi, munizioni e viveri da paracadutare alle formazioni partigiane delle Langhe. Gli eroi della guerra di Liberazione, gli americani, sono stati ricordati con una scultura in alluminio, lo stesso materiale di cui era fatto Miss Charlotte, disegnata da alcuni studenti dell’International School of Turin coordinati dal professor Raffaele Mondazzi dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. La scultura, fusa dalla Fonderia Artistica De Carli di Volvera, grazie al contributo di Lucio Zanon di Valgiurata, autore del libro ” Chi vola vale – Storia di Aerei e di Eroi”. Un segno della memoria e della storia che troppe volte la storiografia nazionale, per evidenti interessi politici, ha nascosto e che ora in un piccolo comune della Valle di Susa riemerge con tutta la sua importanza.
LA STORIA DEL B17 MISS CHARLOTTE
Il 10 settembre del 1944 volava un B17, con nove uomini di equipaggio, proveniente da Algeri e destinato a paracadutare viveri, armi e munizioni alle formazioni partigiane. Miss Charlotte a causa di una tempesta di neve aveva perso la rotta spostandosi troppo verso nord rispetto alle valli di Cuneo. Era riuscito a infilarsi nella valle Argentera attraverso il Passo di Frappier e, soprattutto, a evitare miracolosamente il Gran Queyron. A sinistra e la cima Frappier e arrivare sopra Sestriere. Li il comandante si era reso conto di aver sbagliato rotta e presumibilmente decise di tornare ad Algeri facendo rotta a sud/sud ovest. Pensando di essere a una altezza sufficiente per superare lo spartiacque della valle Argentera si andò a schiantare sulla cresta che porta al Gran Miol. Esplodendo, tra le rocce che dividono le due biforcazioni della valle Argentera – la Valle del Gran Miol e la Valle Lunga. Per i nove uomini dell’equipaggio non ci fu scampo. Il primo ad accorgersi di quello che era successo fu il capitano della milizia Vittorio Bianco stanziato a Sestriere. In quella notte di neve e nebbia sentì dapprima il rombo dell’aereo che sorvolava Sestriere, che riprendeva la rotta verso sud e poi l’esplosione. I resti dei piloti vennero prima tumulati a Sauze di Cesana e poi, a guerra finita, raccolti da due ufficiali americani e sepolti prima in un cimitero militare americano presso Pisa e dopo due anni trasferiti negli Stati Uniti.
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