Giaveno: conferita la cittadinanza onoraria a Vera Vigevani Jarach Lunedì 22 gennaio si è svolta la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria

GIAVENO – I Giavenesi hanno ufficialmente una nuova concittadina. Nella serata di lunedì 22 gennaio presso la sala consiliare di Palazzo Asteggiano un nutrito numero di avventori ha assistito alla cerimonia ufficiale di conferimento della cittadinanza onoraria a Vera Vigevani Jarach. Il conferimento è stato deliberato dal consiglio comunale lo scorso 18 settembre, a seguito di un’istanza promossa dal consigliere Vilma Beccaria in rappresentanza delle liste PD, Sinistra Per Giaveno e Medici per l’ospedale, proposta accolta unanimemente sia dal Consiglio sia dalla commissione preposta.

Chi è Vera Vigevani Jarach

vera vigevani jarach

Durante la seconda guerra mondiale Vera, proveniente da una famiglia di origini ebraiche, conobbe gli orrori dell’olocausto perdendo il nonno, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Lasciò dunque l’Italia fuggendo in Argentina, dove si sposò ed ebbe una figlia di nome Franca, la quale insieme a molti altri giovani studenti fu vittima dei voli della morte, il crudele sterminio attuato nel corso della dittatura militare di Jorge Rafael Videla. Mosse dal desiderio viscerale di sapere cosa ne fosse stato dei propri figli, i cosiddetti desaparecidos, Vera e altre donne fondarono il movimento delle Madri di Plaza de Mayo. Da allora la donna ha dedicato la propria vita alla divulgazione storica, portando nel mondo – e rivolgendosi in special modo ai giovani – la sua testimonianza, accompagnata dall’invito a non dimenticare nè permettere che tali tragedie si consumino nuovamente nel silenzio. Afferma la signora Vigevani Jarach: “Mio nonno morì ad Auschwitz e per lui non c’è tomba; mia figlia fu vittima dei voli della morte e anche per lei non vi è tomba. La storia si ripete, ma non dobbiamo cadere nella disperazione perché essa paralizza. Voglio diffondere un principio importante: mai più silenzio, nè indifferenza, bisogna fare qualcosa e non guardare dall’altra parte e tacere.”

La cerimonia

La cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria è stata introdotta dalle parole del Sindaco Carlo Giacone: “Vera Vigevani Jarach è, come lei stessa si definisce, una militante della memoria. La ringrazio per averci dedicato una tappa del suo viaggio in Italia, la sua presenza qui rafforza il significato del Giorno della memoria che ricorrerà il 27 gennaio, anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Quest’anno inoltre – ricorda il Primo Cittadino –  ricorrono gli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia.” Dopo aver raccontato la vita di Vera, Giacone ha sottolineato l’impegno profuso dalla donna per la lotta contro la violazione dei diritti umani e per la diffusione di valori quali la giustizia, la fratellanza e la libertà. Un impegno, questo, che la donna – ormai novantenne – promuove instancabilmente e a riconoscimento del quale è stata deliberata l’assegnazione della cittadinanza onoraria.

Le parole della donna

Definendosi felice e commossa per il conferimento, Vera Vigevani Jarach ha innanzitutto domandato quali siano i suoi doveri in quanto neo-cittadina, esprimendo la propria volontà di rappresentare Giaveno portandone l’adesione in future manifestazioni contro la violazione dei diritti umani. Perchè tali violazioni, testimonia la donna, accadono tutt’oggi nel mondo. Afferma al riguardo: “Si tratta di corsi e ricorsi storici: la scienza va avanti ma i diritti umani non verranno rispettati. Stanno accadendo altri genocidi, come quello dei migranti e ci sono nuove forme di razzismo: è essenziale unirsi, superare le differenze e difenderci.

Vera illustra inoltre l’attuale situazione del suo Paese: “Oggi in Argentina vi è un governo legittimo, ma che si comporta in maniera dittatoriale e noi madri Plaza de Mayo, ancora in piedi dopo quarant’anni, abbiamo il dovere di parlarne. Tale governo insiste nel dirci che dobbiamo riconciliarci e perdonare chi ha ucciso i nostri figli, ma questo non può accadere perchè coloro che hanno commesso quegli atti non hanno mai chiesto scusa, rifarebbero tutto e lo rivendicano. Noi vogliamo giustizia.” Un racconto drammatico, al quale Vera fa tuttavia seguire delle parole di ottimismo: “Voglio però diffondere un po’ di speranza: negli ultimi mesi in Argentina sta succedendo qualcosa che dimostra che la nuova generazione non ha paura e non sta in silenzio, ha capito che va fatto qualcosa per difendere la democrazia.