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Frana la strada per il Monte Chaberton dopo il furioso temporale della settimana scorsa Un largo tratto della rotabile ha ceduto in località Rio dell’Inferno

strada chaberton(foto Ottavio Zedda)

di MAURO MINOLA

CESANA TORINESE – Frana la strada per lo Chaberton. Ancora una volta un’importante testimonianza del passato militare della Valsusa minaccia di sparire. A poco meno di un anno dal recupero della galleria Seguret (o dei Saraceni) e della strada militare del Pramand, promosso dallo sforzo delle amministrazioni comunali di Salbertrand, di Oulx e di Bardonecchia e del Consorzio forestale dell’Alta Valle di Susa, è ora in pericolo il futuro della strada militare Fenils-Chaberton, duramente provata dal furioso temporale della settimana scorsa. Un largo tratto della rotabile, in un punto il cui nome è già tutto un programma – Rio dell’Inferno – ha ceduto trascinando con sé il piano viabile per centinaia di metri, rendendo impossibile e pericoloso il transito anche ai pedoni. Subito è comparsa la classica e doverosa ordinanza emessa dal Comune di Cesana che vieta, per motivi di sicurezza, il transito sul tratto danneggiato.

LA STRADA PER LO CHABERTON

Riguardo la frana la strada per lo Chaberton un cartello che mi ha subito ricordato quello apposto a suo tempo ai due sbocchi della galleria Seguret un po’ di anni fa, quando minacciava di crollare. Quando non pochi, soprattutto a Torino, si auguravano che crollasse al più presto, così non bisognava più provvedere a fare manutenzione. È il primo passo per una dismissione totale della strada? Speriamo di no, confidiamo che le autorità comunali – la strada è di proprietà del Comune di Cesana – dimostrino la stessa volontà riparatrice che hanno a suo tempo dimostrato quelle coinvolte nel recupero della strada del Seguret. Anche perché la strada dello Chaberton non è una strada come le altre: è un manufatto storico, di ingegneria stradale, che vanta un indiscusso record europeo. Raggiunge la vetta e la batteria Chaberton a 3130 metri di quota. Tracciata tra il 1896 e il 1898, riprendeva il percorso di una mulattiera preesistente che da Fenils saliva al Colle Chaberton passando dalle frazioni Pra Claud e Grange Quagliet.

strada chaberton

(foto Ottavio Zedda)

I LAVORI ESEGUITI TRA IL 1905 E IL 1906

Una strada a fondo naturale con una larghezza media di 2,5 metri con pendenze che a volte arrivavano al 22%. Successivamente, per permettere il trasporto delle bocche da fuoco, pesanti oltre 4 tonnellate e lunghe più di 5 metri, fu necessario aumentare la larghezza in alcuni punti a tre metri, rettificando le curve in modo che presentassero un raggio di curvatura non inferiore a otto metri. I lavori, eseguiti nelle estati 1905 e 1906, furono appaltati all’impresa Baccon di Cesana. Il tratto più difficile, oltre al tratto ora franato di Rio Inferno, era quello in forte salita, con ben 12 tornanti ravvicinati, dalle Grange Quagliet a Rocca Tagliata. In questo ultimo segmento la strada fu scavata a colpi di mina nella viva roccia, aprendo un difficile passaggio su un costone a picco discendente dalle Rochers Charniers.

IN BICICLETTA

Superata la strettoia si giungeva al Pian dei Morti, un lungo tratto pianeggiante che terminava con gli stretti tornanti della salita al Colle Chaberton. Dal colle la carrareccia proseguiva per altri 2 chilometri e mezzo, con una pendenza del 22%, fino a raggiungere la vetta. Negli anni Trenta dello scorso secolo furono intrapresi altri interventi per migliorare il tracciato portandolo alla larghezza di almeno 3 metri, pendenza non superiore al 12 % e raggio minimo di curve di 8 metri. Negli ultimi anni la rotabile Fenils-Chaberton, anche grazie alla gara dell’Iron-bike e al successo delle rievocazioni storiche della batteria dello Chaberton, è entrata nel gotha dei percorsi escursionistici, non solo per i pedoni, ma anche per i ciclo escursionisti, che la percorrono in massa ogni estate, quando viene riaperta al transito. La speranza è dunque quella che si provveda a sistemare la frana al più presto. Non abbandoniamo questa risorsa turistica. Grazie ad essa, e agli altri tracciati militari, la valle vive di un turismo verde, sostenibile, anche durante l’estate, quella che era considerata fino a poco tempo fa la stagione morta della montagna. E visto che in questi ultimi mesi tante opportunità di sviluppo stanno lasciando la nostra regione, non sembra affatto il caso di perdere anche questa.