Una serata da… Falabrak al Castello di San Giorio per parlare di Via Francigena sulle 2 ruote e presentare i progetti dell'Unione Montana Valle Susa "Alla ricerca di sensazioni non di prestazioni": la filosofia giusta per affrontare i grandi itinerari in bicicletta

SAN GIORIO DI SUSA – Una serata partecipata, allegra e divertente,  quella di martedì sera al Feudo, nel Castello di San Giorio con l’associazione sportiva “Avventuriamoci in bike, Falabrak” e  con l’Unione Montana Valle Susa a parlare di cicloturismo  esperienziale, di viaggi da “pelegrin da cursa” e di Via Francigena, Camino di Santiago e ciclovie e progetti per la bike area della Valsusa.

La forma non è nello stile dei “Falabrak“, la sostanza si, perché seppure il termine in piemontese –  per quanto usato in modo autoironico – non sia proprio un complimento: “uomo adulto che fa ancora delle fanciullaggini” per usare la migliore accezione, la sua etimologia ha radici molti più nobili. Ci tocca andare indietro attraverso le Chansons de Geste medievali. Fier-à-Bras alias Fal a Brach è infatti il protagonista della  omonima “Chanson de Fier-à-Bras”, un cavaliere saraceno, un gigante alto 15 piedi, figlio del Re moro di Spagna Balan e fratello della bella Floripas. L’antenato dei Falabrak con l’esercito saraceno, invade Roma e la mette a sacco, impadronendosi di varie reliquie e poi ritorna in Spagna, ma viene inseguito da Carlo Magno. Fier-à Bras viene affrontato in duello dal cavaliere Olivier, che lo sconfigge. Ma nel corso del duello viene illuminatoo dalla fede cristiana e si converte al punto da diventare un cavaliere dell’esercito di Carlo Magno. I Saraceni però catturano quattro cavalieri cristiani, tra i quali Olivier. Tutto poi finisce bene e la sorella di Fier-à-Bras, Floripas, sposa Guy de Bourgogne – uno dei prigioneri poi fuggiti grazie a lei – ed entrambi si dividono l’ex regno del re saraceno Balan, con la benedizione del Re Franco.

E proprio da quelle parti alcuni  Falabrak torneranno ad aprile per pedalare il Camino di Santiago  de Compostela.  “Nella vita di ciascuno di noi – ha raccontato Fulvio Tosco segretario dell’ASD – ci troviamo di fronte a dei bivi, il percorso che conduce alla costruzione e definizione del proprio spirito può seguire percorsi e strade differenti. E al la fine del cammino che ne scopriremo il senso.  Pedalare, da soli o in compagnia, lungo itinerari ben segnalati o poco conosciuti permette di ritrovarsi strada facendo. La parte importante del viaggio non è l’arrivo, ma il viaggio Uno degli scopi primari della nostra associazione e accompagnare e condividere le esperienze di viaggio con chi vorrà”.

Fulvio Tosco Via Francigena del Sud

Fulvio Tosco Via Francigena del Sud

La Via Francigena in bicicletta

Fulvio Tosco e Pietro Bastianelli, uno dei fondatori storici del gruppo col presidente Alessandro Olivero Pistoletto, in arte “Pistu” e con il suo vice Sergio Coraglia, hanno presentato le esperienze del gruppo sulla Via Francigena italiana percorsa in bicicletta in due tornate da Susa a Roma, circa 900 kilometri, e da Roma a Santa Maria di Leuca in Puglia, dove poi ci si imbarcava per Gerusalemme. “Una esperienza alla portata di tutti, ovviamente con un minimo di allenamento e una bici adatta. Vanno bene le MTB ma oggi il mercato offre le “gravel” o adventuring bike che sono le più adatte ad affrontare anche sterrati guadagnando però un 30% in più di percorrenza a pari fatica. Col tempo e l’esperienza si impara anche a portarsi dietro meno roba e avere con sé solo l’indispensabile. Nel tratto sino a Roma la parte più attrezzata ed ospitale è quella Toscana. Una pacchia anche per mangiare e bere bene. Meno attrezzato il Lazio anche se ben segnalato. L’ingresso a Roma in bici invece è forse l’avventura più pericolosa  e complicata. Purtroppo ancora il percorso non è ancora strutturato per le e-bike. Quasi impossibile avere i punti di ricarica necessari, ma forse questo sarà il futuro. La Via Francigena del Sud è ancora invece un percorso quasi tutto da scoprire e inventare, anche se per questo piuttosto affascinante. E comunque p”.

Il consiglio dei Falabrak è trovare il tempo per affrontare un percorso come questo, anche non tutto magari e di non aspettare la pensione per per muoversi. “Bisogna staccare, fare le cose perché si possono fare e non rinviare nel tempo la possibilità di concederci uno spazio personale o dopo ce ne pentiremo dopo. Il pellegrino del XXI secolo non rischia la pelle né deve fare testamento, ma questi viaggi sono una occasione per reimmergersi in sé stessi, nel paesaggio. Anche se ovviamente il territorio è cambiato molto oltre il 70% del viaggio si fa su sterrati, lontano da rumori e brutture urbanistiche. Un‘ Italia ancore da molto da riscoprire”. 

E dopo il Camino verso Compostela già si prepara il programma il viaggio da Canterbury,  poi Finisterre sull’Atlantico a scendere fino al Moncenisio e Susa lungo la Via Francigena. completare il percorso già fatto sino a Santa Maria de Finibus Terrae di Leuca.

Via Francigena in bici

Via Francigena in bici

La Via Francigena in Valsusa

A parlare dei progetti di ciclovia e del tratto della Via Francigena in Valsusa sono stati l’Assessore al Turismo dell’Unione Montana Emanuela Sarti dell’Unione Montana Valle di Susa, Jacopo Spatola, il consulente dell’ente per la mobilità sostenibile e le progettazioni della bike-area e la DMO  Eleonora Girodo“Abbiamo lavorato molto per riuscire ad inserire i percorsi verso Moncenisio e Monginevro nel sistema europeo della Vie Francigene e negli itinerari cicloturistici di interesse regionale.  – ha spiegato la Sarti – Il tratto dal Moncenisio verso Torino è anche inserito nel progetto AIDA, una ciclovia che parte proprio dal Colle per arrivare a Trieste. Ci è stata riconosciuta la altissima valenza del nostro territorio anche in chiave transfrontaliera”.

Tutti i progetti che l’unione ha in serbo sono stati illustrati da Spatola e dalla Girodo che hanno spiegato come intorno alla Via Francigena, pedestre e ciclabile sarà realizzata la nuova ciclovia, di 73 kilometri – in gran parte sterrata – già finanziata sino a Villar Focchiardo, per collegarsi al sistema che ruota su Torino, con due rami terminali: uno a Caselette e l’altro a Trana. E come si stia lavorando sulle dorsali per percorsi di mountain-bike. Un grande progetto che in prospettiva vale circa 5 milioni di euro e che vuole creare una economia turistica sostenibile e durevole.

“Ma – ha detto anche la Girodo – quello che è necessario per mettere a valore le emergenze storiche-culturali, il paesaggio, quell che c’è di enogastronomia, il gusto, è di trovare imprese che ci credano, si coordino e strutturino le loro proposte.  E soprattutyo di considerare il territorio un unicuum su cui condividere le progettualità elavorando anche in chiave transfrontaliera”.

Per dirla in stile Falabrak la salita è dura, ma si può arrivare in punta. Però…“pedala boja faus!”