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Elezioni a Giaveno, Giovanna Giai Chel è nella lista di Daniela Ruffino per Stefano Tizzani Un progetto sulla disabilità potrebbe vivere a Giaveno

Giovanna Giai Chel

GIAVENO – Giovanna Giai Chel è un imprenditrice di Giaveno. Ha in sè il carattere, la costanza, la tenacia di chi oltre il suo deve pensare al futuro altrui. Non è spigolosa ma riservata, come ogni buon piemontese è, ma allo stesso tempo aperta e volitiva verso i suoi obiettivi.  Unisce la volontà, la voglia di arrivare ad un traguardo e sa stemperare le fatica del quotidiano. Ha il difetto di essere sempre un passo avanti e per questo motivo poco capita. Cosa sorprende, dietro quella corazza che sembra indistruttibile, è la capacità di ascolto e la curiosità di capire le mille sfaccettature degli altri.

Perchè in lista?

Non ho ambizioni politiche, ho voluto dare un segno di presenza in città e capire i prossimi sviluppi dell’azione amministrativa. A volte una scelta sbagliata di un amministratore blocca progetti validissimi, così ho deciso di mettermi in gioco“.

 Il vostro programma parla molto di sociale.

C’è un’attenzione fortissima verso le fasce deboli, i bisognosi e quanti hanno bisogno in vari ambiti dell’aiuto della comunità. Giaveno non può essere solo luci e inaugurazioni. Un società che chiede deve avere risposte. Trovo scandaloso, ad esempio, che si sia interrotto il progetto dei cantieri di lavoro che tutto il supporto che in tanti anni si era costruito di fatto sia finito per far spazio a spese superflue che nulla hanno portato a Giaveno, credo nella pubblica amministrazione che progetta, che conosce i bisogni e li trasforma in opportunità”. 

C’è un progetto nel cassetto che in altre città funziona, quale?

L’idea nasce da un coinvolgimento personale, dal desiderio tanto scontato quanto intensamente vivo di genitori di un ragazzo disabile di garantire, perlomeno tentare, un futuro “attivo”, di crescita individuale e di inclusione sociale al proprio figlio, un futuro che si delinei quale concreta alternativa ai desueti e spesso impraticabili, Nella” disabilità “si cresce, si diventa adulti allo stesso modo che nella “normalità”, e l’interrogativo cosa farà mio figlio da grande? L’idea è uno spazio di ristorazione che diventi autonomo e autosufficiente. Ci sono esempi di successo, il modello può essere proposto alla nostra città e sono certa diverrà una grande occasione di integrazione sociale”.