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Domenica 26 maggio apertura della villa romana di Almese Si terranno visite guidate dalle ore 15,00 alle ore 18,00 con la partecipazione di un archeologo

Villa romana

ALMESE – L’Associazione Ar.c.A. con il patrocinio del Comune di Almese ha organizzato per domenica 26 maggio l’apertura al pubblico della villa romana di Almese dalle 15,00 alle 18,00. In questa occasione sarà possibile effettuare visite guidate grazie alla partecipazione di un archeologo. Alle pendici del Monte Musinè, verso la pianura torinese e la valle della Dora, sono conservati due dei più importanti complessi residenziali extraurbani di epoca romana del Piemonte: la villa di Almese, visitabile domenica, e quella di Caselette. Gli scavi archeologici, condotti a partire dal 1972 prima dall’Università di Torino, poi dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, hanno messo in luce due edifici diversi, legati al medesimo fenomeno di occupazione dei limiti occidentali del territorio di Augusta Taurinorum, nei pressi della strada che conduceva ai principali valichi verso la Gallia e del confine tra Italia e provincia delle Alpi Cozie, con la sua capitale Segusio (Susa).

LA VILLA DI ALMESE

La villa di Almese è un vasto complesso esteso su una superficie di circa 3.000 mq, incentrato su una grande sostruzione verso valle che sostiene un cortile centrale porticato. Ciò che rimane è il piano terreno di un edificio che doveva estendersi anche su un piano superiore, del quale restano solo elementi crollati dopo l’abbandono della struttura. Era articolato su più livelli, sfruttando il naturale declivio del terreno. L’accesso alla villa avveniva da monte, dove le recenti campagne di scavo hanno messo in luce un vano di ingresso, con soglia e gradini in pietra, dotato di un colonnato frontale. Sul terrazzo superiore si sviluppavano gli ambienti residenziali-padronali, decorati da intonaci dipinti e con pavimenti a mosaico, in battuto di malta o in semplice cocciopesto, distribuiti ai lati di un vasto peristilio (colonne in laterizio con capitelli e basi in marmo locale). Al piano inferiore si articolavano gli ambienti di servizio (cucine, dispense, magazzini) e gli alloggi per la servitù. L’ampia terrazza verso valle, sulla quale si apriva il fronte a pilastri della villa, doveva essere occupata dal giardino (hortus). La datazione si colloca tra gli inizi del I e il IV secolo d.C., quando la struttura subì un incendio, del quale si sono conservate tracce. La posizione dominante su un pendio ben esposto, la monumentalità e l’accuratezza nella realizzazione ne fanno un importante esempio di villa padronale, legata a vaste proprietà agricolo-pastorali e forse alla gestione dei dazi doganali della Quadragesima Galliarum, nella vicina località di Malano di Avigliana, lungo la strada del Monginevro, presso la statio di ad fìnes Cottii.