Cose buone: l’Icewine della Valsusa, il vino del ghiaccio di MARCELLO STRIANO

vino ghiaccio

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Cose buone. Come è bella e particolare la Valsusa: d’estate le temperature sono elevate tanto da far maturare l’uva rossa anche a quote intorno ai mille metri con la brezza costante che mitiga la percezione del calore. In inverno invece le temperature rigide dei mesi di gennaio e febbraio consentono addirittura di vendemmiare. Si, avete capito bene, in estate l’uva matura, in autunno appassisce e in inverno si vendemmia. E’ una vendemmia particolare, l’uva deve essere raccolta quando è ghiacciata o con temperature molto al di sotto dello zero. Questa situazione, un po’ strana se vogliamo, avviene in poche altre parti del mondo come la Germania, la Valle d’Aosta o il Canada. I vini ottenuti con questa particolare vendemmia prendono il nome di Eiswein in Germania oppure di Icewine nelle terre anglofone e Vino del Ghiaccio in Italia.

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IL VINO ‘L GLACIER

Le uve lasciate appassire sulla pianta, durante l’autunno e l’inverno, perdono l’acqua e si concentrano in zuccheri, calano di acidità e aumentano in morbidezza e i profumi, le muffe che attaccano il grappolo non ci sono perché le temperature serali sono già basse e il solito vento che soffia giornalmente asciuga l’aria anche dopo le piogge. Le operazioni successive alla vendemmia devono avvenire con l’uva ghiacciata altrimenti c’è il rischio di perdere gran parte della gamma aromatica e anche la fermentazione avviene a bassa temperatura per un tempo abbastanza lungo. Ma che vino si può produrre con delle uve ghiacciate? Sicuramente un nettare un po’ dolce ma molto aromatico e l’azienda Isya che sapientemente lo crea, con questo prodotto ha ancora una volta fatto centro.

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ICEWINE

Non tutte le uve vanno bene per sopportare un periodo di appassimento di più di tre mesi in campo, meglio se hanno buccia spessa e acini medio-piccoli. E ancora una volta viene in aiuto la straordinaria biodiversità valsusina e per questo vino si usa l’uva rossa autoctona Bequet. La resa è molto bassa perché la perdita di acqua è notevole durante il periodo di appassimento ma la concentrazione in zuccheri aumenta, questo farà ottenere un grado alcolico più elevato e si concentrano gli aromi. Il risultato? Un nettare da degustare lentamente guardando le montagne innevate che ci circondano, da assaporare trattenendo in bocca anche la più piccola goccia che sprigiona un universo di aromi in continua espansione. Il colore è aranciato, molto limpido e il vino si presenta consistente, segno di una buona alcolicità. Ma è avvicinando il naso al bicchiere che si rimane stupiti.

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L’AROMA

Dopo poco tempo faranno la loro comparsa piacevoli note di frutta secca e sottobosco che completano una gamma di aromi eccellente e variegata. In bocca stupisce l’assoluto equilibrio: la dolcezza viene stemperata dalla classica freschezza del Bequet e la morbidezza trasforma i tannini in un sottile velluto. Cose buone. La persistenza è ottima, l’equilibrio è esaltante e per bere questo vino quando sarà maturo bisognerà farlo riposare in cantina qualche anno. Si abbina perfettamente con la pasticceria secca piemontese, ma non è obbligatorio cercare sempre un cibo con cui accompagnare il vino. Nel nostro caso credo sarebbe perfetto sorseggiare un bicchiere di icewine valsusino in inverno, davanti ad un fuoco, con la coperta sulle gambe e fuori, una fitta nevicata.

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