Cose buone: il vino del ghiaccio nelle vigne di Chiomonte Il progetto del vino del ghiaccio è stato ideato e curato dall’Associazione Donna Sommelier Europa

CHIOMONTE – Cose buone. Chiomonte è l’area vitivinicola che vanta la maggiore tradizione vitivinicola in alta Valsusa. Testimoniata dallo stesso stemma comunale: due tralci con due grappoli d’uva, uno bianco, l’altro nero e la scritta “Jamais sans toi”. Le prime tracce di presenza umana a Chiomonte risalgono a circa 6000 anni fa, come testimoniato dagli scavi in località la Maddalena. La vite giunse più tardi, molto probabilmente in epoca preromana e i primi impianti sorsero sulla sponda sinistra della Dora, il versante più soleggiato e quello su cui sorgeva l’antico insediamento di Chiomonte. In epoca alto-medievale le grandi proprietà monastiche si spartivano la terra secondo il collaudato sistema feudale introdotto dai Franchi e Longobardi. La rinascita di una ripresa economica seguita alla fine della dinastia carolingia e alle devastazioni dei saraceni è documentata da una serie di citazioni nelle Abbazia di Oulx, dove si accenna alle vigne a partire dal 1088.

IL VINO DEL GHIACCIO

I vini del ghiaccio, “Eisweine” nella dizione tedesca conosciuta internazionalmente, sono noti fin dal Settecento e sono prodotti in Canada, in Germania, Austria e alcune zone della Valle d’Aosta e del Cuneese. La produzione richiede vigneti adatti, un clima secco e ventilato, temperature notturne molto rigide per lunghi periodi di tempo; l’area di Chiomonte, infatti, ben si presta a queste condizioni. Il progetto del vino del ghiaccio a Chiomonte è stato ideato e curato dall’Associazione Donna Sommelier Europa. Sostenuto dalla Comunità Montana Alta Valle Susa con la collaborazione del Comune di Chiomonte. Il vino del ghiaccio o Icewine di Chiomonte si chiama “San Sebastiano” ed è il risultato della prima vendemmia sperimentale condotta a Chiomonte il 20 gennaio 2006. E’ la data coincidente con la festività patronale del Comune di Chiomonte, appunto San Sebastiano. Si svolse nei vigneti della Comunità Montana Alta Valsusa, dove si coltiva il vitigno autoctono “Avanà”.

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