Cose buone: il vino Carema che ha tutte le premesse per stupire di MARCELLO STRIANO - Agronomo e Sommelier, insegnante al Formont

vino carema

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CAREMA – Cose buone: il vino Carema. Viaggiando in auto o in treno da Torino in direzione Aosta, dopo Ivrea, lo sguardo del viaggiatore non può che essere catturato da particolari colonne di pietra. Si ergono su arditi terrazzamenti che sembrano scalare la montagna. Non siamo per sbaglio arrivati in una piccola Stonehenge anche se al primo impatto visivo può sembrare così. E quelle colonne di pietra non servono ad osservare solstizi o equinozi ma sono i Tupiun di Carema, costruiti dall’uomo per sorreggere le pergole su cui si allungano i tralci del vitigno Nebbiolo, il più nobile dei vitigni piemontesi. Il Nebbiolo, qui chiamato Picotendro; ha bisogno di una potatura più lunga del normale, in quanto le prime gemme non portano frutti. Ed ecco che la pergola è ottima per far adagiare i tralci che corrono lungo le traverse sorrette dalle particolari colonne. Il clima fa il resto: siamo ancora in Piemonte ma all’imbocco della Valle d’Aosta dove il vento costante spinge via le malattie, il sole estivo scalda le pietre e le colonne che di notte rilasceranno il calore accumulato di giorno e le fresche sere settembrine garantiranno ottimi profumi fruttati. Una quindicina di ettari di favolosa poesia viticola mantenuti soprattutto grazie alla locale cantina di Carema e il vino ottenuto da questi terrazzamenti spettacolari è sicuramente una poesia enologica da conoscere e valorizzare.

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IL CAREMA DOC

La locale Cantina dei Produttori di Carema è la realtà principale di produzione del vino Carema. Costruita e voluta da Olivetti negli anni sessanta del secolo scorso per consentire ai dipendenti di continuare a fare vino, oggi dopo alterne vicende, è tornata a splendere di luce propria. Produce diversi vini ma quello che spicca su tutti è il Carema Doc Riserva che viene messo in commercio dopo 3 anni di invecchiamento di cui minimo uno in botte di legno. Un vino così ha tutte le premesse per stupire. Colore rosso rubino con riflessi aranciati tipico dei vini a base Nebbiolo con un lungo invecchiamento. Al naso si presenta intenso e complesso con sentori di confettura di ciliegie, susine e frutti di bosco. Colpiscono le note speziate dovute al passaggio in botte: vaniglia, cannella, noce moscata, liquirizia. Lentamente ma in crescendo compaiono anche gli aromi tostati di cacao e tabacco. Il vino è secco, caldo e abbastanza morbido. Spiccano freschezza e sapidità dovute al particolare microclima e il tannino è ormai levigato e suadente. E’ un vino di corpo, maturo e armonico. Si abbina splendidamente a secondi di carne come arrosti e cacciagione ma anche a formaggi di media o lunga stagionatura. Essendo un vino originato dal grande vitigno Nebbiolo, conviene lasciarlo maturare in bottiglia per qualche anno. L’annata qui degustata è il 2014 ma sicuramente avrebbe dato ottimi risultati ancora per i prossimi dieci anni.

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Di Marcello Striano. Iscriviti alla nostra pagina Facebook L’Agenda News: clicca “Mi Piace” e gestisci impostazioni e notifiche in modo da non perderti più nemmeno una notizia!

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