Condove: la Santa Barbara con l’Associazione Marinai della Valsusa Bella iniziativa del gruppo Enea Picchio

CONDOVE – Ancora una volta si è rinnovato il connubio tra la montagna e il mare, tra Condove e l’Associazione Marinai d’Italia. In occasione dell’annuale festa di Santa Barbara in Gruppo Valsusa, intitolata alla medaglia d’oro Enea Picchio, ha scelto la città di Bauchiero per ritrovarsi. Ad accogliere i marinai presso la targa posto al vecchio ingresso della “Monce” il presidente Antonino Laganà, il vice sindaco Chiara Bonavero, il consigliere Simona Senor, il Capo Gruppo Alpini Silvano Pautasso, il presidente dei Carabinieri Angelo Di Bonito e il presidente ANCR Emiliano Leccese. Al fischio d’imbarco è stato posto un mazzo di fiori a memoria dei caduti e dei soci defunti. Poi la messa presso la Chiesa Parrocchiale e il passaggio al Monumento ai Caduti in Piazza Martiri della Libertà. Infine il pranzo conviviale.

UN MESSAGGIO DI SALUTO

Il presidente ANCR Emiliano Leccese ha voluto salutare i Marinai giunti a Condove. “Saluto il presidente Antonino Laganà che ha scelto Condove per festeggiare la vostra Patrona Santa Barbara. Mi sia consentito un saluto particolare ai due marinai che a Condove sono un’istituzione: Natale Sterna e Beltrame. Il momento davanti alla già “Moncenisio” con la targa a ricordo dei Marinai che da lì partirono, è segno tangibile e significativo di come, anche Condove, abbia la sua parte di “marinai di montagna”. La Marina Militare, prima Marina Regia, nel tempo ha dimostrato e dimostra il suo onore sui mari del mondo. Senza dilungarmi troppo e pur consapevole che occorrerebbe più tempo per approfondire gli episodi di valore che hanno coinvolto questa Forza Armata, riprendo un evento, forse poco noto, della I Guerra Mondiale che vi fece molto onore e grazie al quale si salvarono molte vite (anche del nemico Austriaco)”.

L’EPISODIO

“Alla fine del 1915, l’Esercito serbo, stretto dalle armate degli imperi Centrali, dovette ritirarsi nel pieno dell’inverno, attraverso i monti albanesi. Giunse sulle coste dell’Adriatico e il salvataggio di un intero esercito fu quasi esclusivo compito d’Italia. Il lavoro della nostra Marina da guerra fu sovrumano. L’evacuazione dell’Esercito serbo coinvolse 170 navi nella stagione avversa, su uno specchio di mare strettissimo, navigando su rotte obbligate e lungo spiagge aperte, flagellate da tutti i venti e senza un posto d’approdo. Dal 12 dicembre 1915 al 29 febbraio 1916, furono imbarcati e trasportati in salvo 136.000 soldati serbi e altri 11.651 ammalati e feriti, cavalleria di oltre 13.000 uomini e 10.000 cavalli, quasi 23.000 soldati austriaci, prigionieri dell’Esercito serbo, 22.000 tonnellate di viveri, foraggi, medicinali e materiali vari e 50 pezzi d’artiglieria serba. Vi è una bella lapide commemorativa nel porto di Brindisi che ricorda questa operazione“.

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