Condove: i ragazzi “Jovolontari” hanno fatto bella la Rodari

CONDOVE – Ogni anno in paese un gruppo di ragazzi viene coinvolto in lavori utili. E’ il progetto Jovolontari nell’ambito del Piano Locale Giovani della Città Metropolitana di Torino, con  percorsi formativi finalizzati all’educazione, alla legalità per il rispetto e la tutela del territorio, rivolti ai giovani fra i 15 e i 17 anni. I partecipanti sono stati coinvolti nella tinteggiatura della Scuola dell’Infanzia “Rodari”, e nella catalogazione di documenti presso il Conisa, ed hanno fatto il loro lavoro nelle 25 ore assegnate. Per questo impegno i ragazzi hanno ricevuto un buono acquisto che potrà essere speso presso uno dei negozi convenzionati. L’assessore alla Cultura Chiara Bonavero ha commentato: “In questi tre giorni, sei fantastici ragazzi hanno prestato il loro servizio al comune, svolgendo un lavoro di catalogazione per il Conisa e la tinteggiatura del muretto esterno della Scuola d’Infanzia Rodari. A voi grazie!!!“.

LA MONCENISIO

Le Officine Moncenisio, già Società Anonima Bauchiero, erano un’industria meccanica italiana, il cui stabilimento di produzione sorgeva in val di Susa. La società è nota per la costruzione di veicoli ferrotranviari ma risultò attiva in numerosi settori dell’industria manifatturiera per i trasporti. Fondata nel 1906 per iniziativa di Fortunato Bauchiero, l’azienda caratterizzò per decenni il panorama della città valususina fino al fallimento, avvenuto nel 1974. Parte degli stabilimenti furono in seguito riconvertiti alla produzione di acciai speciali. La produzione delle officine Moncenisio comprendeva veicoli ferrotranviari e componenti. Anche il settore stradale non era trascurato, con la fornitura di “carri per trasporti su strada”, e carrozzerie per autobus. Nel 1964 la Moncenisio era ormai diventata il più grande stabilimento metalmeccanico della Valle di Susa. Arrivando l’anno successivo a totalizzare mille dipendenti; il bilancio risultava ancora in perdita, ma l’azienda, in ripresa, aveva ottenuto commesse per macchinari da Romania, Polonia e Unione sovietica. In virtù delle quali venne ottenuto nel 1965 un finanziamento di 700 milioni di lire da parte dell’Istituto Mobiliare Italiano. Poi la metallurgia legata alla FIAT.

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