Comprendere il ritiro sociale nell’Italia di oggi, il fenomeno Hikikomori

TORINO Nella giornata di lunedì 13 ottobre, presso la sala del Consiglio Regionale del Piemonte, si è svolto un convegno dedicato al fenomeno degli Hikikomori, la condizione di isolamento sociale volontario che in Italia riguarda circa 150.000 persone, ma che potrebbe coinvolgerne molte di più, soprattutto nelle aree interne dove rilevare dati precisi è ancora complesso. Il termine giapponese Hikikomori descrive chi sceglie di ritirarsi dalla vita sociale, scolastica o lavorativa, restando spesso chiuso in casa per mesi o anni. Durante l’incontro, esperti, operatori e familiari hanno evidenziato come questo comportamento possa essere conseguenza di esperienze traumatiche, episodi di bullismo, delusioni o forti stress emotivi. È stato sottolineato che per affrontare il problema serve prima di tutto saper ascoltare, accogliendo la sofferenza senza giudizio e senza coercizione: chi si isola, infatti, percepisce spesso il mondo esterno come ostile, e solo un approccio empatico può riaprire la possibilità di dialogo.

Comprendere il ritiro sociale nell’Italia di oggi, il fenomeno Hikikomori

Gli esperti presenti hanno voluto ribadire che il ritiro sociale non è una mancanza di volontà, ma una forma di disagio profondo che richiede collaborazione tra famiglie, scuole, istituzioni e servizi sanitari. Comprendere il silenzio di chi si isola significa offrire una via concreta per il ritorno alla relazione e alla vita. Tra i partecipanti era presente anche l’Onorevole Daniela Ruffino, che ha espresso il proprio impegno nel creare un disegno di legge volto a riconoscere e affrontare il fenomeno Hikikomori attraverso strumenti di supporto psicologico, sociale e istituzionale. L’obiettivo è costruire una rete di intervento capace di fornire aiuto concreto alle persone e alle famiglie coinvolte, dando voce a chi da troppo tempo sceglie, o è costretto, a restare in silenzio.

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