BOVES – Chaberton: omaggio a Ferruccio Ferrari, Medaglia d’Oro al Valor Militare.
di OTTAVIO ZETTA
OMAGGIO A FERRUCCIO FERRARI
Omaggio a Ferruccio Ferrari, Medaglia d’Oro al Valor Militare Ferruccio nasce a Rivoira, frazione di Boves nel 1917 da una famiglia di umili origini. Primogenito ed unico figlio maschio, Ferruccio trascorre l’infanzia insieme alle sorelle Emma ed Anna. All’età di diciott’anni lavora presso le ferrovie sulla linea Cuneo Mondovì. Successivamente si arruola volontario nel Regio Esercito e gli viene assegnato l’8 reggimento di Artiglieria a Venaria Reale. Terminato l’addestramento viene attribuito al VII Settore Guardia alla Frontiera a Cesana Torinese con l’incarico di furiere. Ferruccio vuole seguire le orme del padre, ex carabiniere costretto a congedarsi dopo essere stato ferito da un rapinatore. Gli viene concessa la buona uscita ma non gli viene riconosciuta la pensione di invalidità.
LA LETTERA
In una lettera alla famiglia del 16 novembre 1939, Ferruccio, si rammaricava di non trovarsi ai 3000 metri della batteria in cima al monte Chaberton. In una successiva lettera del 15 dicembre 1939, con molto entusiasmo ribadì ai sui cari che era stato riaffermato nelle fila dell’esercito con il grado di sergente maggiore. Si sentiva tranquillo perché davanti a sé si preannunciava una vita economica tranquilla con possibilità di carriera. Nel giugno del 1940, allo scoppio delle ostilità contro la Francia, chiese ed ottenne come l’incarico di capopezzo alle torri. Ferruccio era contento di compiere il proprio dovere, in quanto i concetti di Patria, onore e bandiera in Lui erano molto consolidati. Il 21 giugno alle ore 17,00 il primo francese colpo andato a segno investì la prima torre con schegge arroventate: i sacchetti di balistite accumulati all’interno presero immediatamente fuoco ustionando gli artiglieri causando le prime vittime della batteria. Una bomba a mano contenuta nella sacca di Ferruccio esplose per il calore intenso proiettando tutto intorno micidiali schegge.
L’ATTACCO FRANCESE
Il fuoco provocato dalla Balistite era terribile, non si riusciva a spegnerlo gli artiglieri si precipitarono giù dalla scala della torre per sfuggire all’inferno di fuoco e calore che si era sviluppato al suo interno; non curante delle ferite e delle gravi ustioni, Ferruccio si prodigò ad aiutare tutti i commilitoni a scendere le anguste scale in ghisa arroventate dal fuoco. Dopo le prime cure mediche da parte del dottore Fiorina i feriti furono trasferiti a valle con barelle improvvisate. Ferruccio nonostante le ferite e le ustioni, più volte cedette il suo posto sulla barella proseguendo la lunga discesa a piedi. A Pinerolo, nonostante le ferite, Ferruccio faceva di tutto per mantenere alto il morale dei feriti. Una scheggia dietro l’orecchio non vista dai dottori, provocò una infezione, il giorno 26 giugno le sue condizioni peggiorarono e morì improvvisamente.
L’OMAGGIO IL 4 NOVEMBRE
Il 4 novembre, in occasione della festa delle forze armate, l’Associazione 515° Batteria Monte Chaberton ha reso un doveroso ricordo alla memoria di Ferruccio Ferrari con la deposizione di un mazzo di fiori presso la tomba al cimitero di Boves in presenza delle Autorità locali, dei famigliari e di un picchetto d’onore con due rievocatori in uniforme G.a.F.: la stessa uniforme che indossava Ferruccio alla batteria. La visita al cimitero è stata preceduta da una conferenza tenuta dai soci Fabrizio Coniglio e Ottavio Zetta i quali aiutandosi con proiezioni, dei reperti e dalla riproduzione in scala di una sezione della batteria, hanno rievocato la vita operativa della batteria dalla costruzione sino ai tragici eventi del 21 giugno 1940 soffermandosi in particolare sulle motivazioni dei gravi danni arrecati dal bombardamento francese e sulla vita quotidiana che si svolgeva oltre i 3000 metri di altezza. Molto toccante è stato il racconto della vita di Ferruccio da parte dei discendenti della famiglia Ferrari.

LA CONFERENZA
La conferenza è stata aperta dal Sindaco di Boves il quale ha ricordato, in occasione della festa delle Forze Armate, il grande contributo dato dalla cittadina nella lotta di liberazione con la morte di 25 civili e 350 case bruciate durante uno dei numerosi eccidi compiuti come rappresaglia delle forze d’occupazione naziste in Italia. Questo contributo, spiega il Sindaco, deve essere preso come monito dalle generazioni presenti e future, per non dimenticare, per non alimentare altro odio ma, come esempio perché non possano più ripetersi in futuro altri atti ostili contro diversi popoli. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che si sono adoperate alla buona riuscita dell’evento commemorativo dalle autorità locali alla famiglia Ferrari e l’associazione ASFAO presente con i rievocatori e materiale espositivo utilizzato durante la conferenza.
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