VALSUSA –Ā Si ĆØ da poco concluso il campeggio No TAV che per giorni ha animato la Val di Susa. Questo appuntamento non ĆØ stato solo un momento di aggregazione, ma una vera e propria fucina di formazione, discussione e, soprattutto, azione. Decine di studenti e studentesse da tutta Italia si sono uniti per rafforzare un legame che dura da oltre trent’anni tra le nuove generazioni e un movimento che non accenna a fermarsi. Le giornate sono state scandite da assemblee partecipatissime, che hanno messo al centro temi come la lotta contro la guerra e le devastazioni ambientali, con un occhio puntato verso l’importante mobilitazione nazionale prevista per l’8 novembre a Roma. Questo campeggio ha dimostrato che la lotta No Tav non ĆØ un fenomeno locale, ma un punto di riferimento per chiunque si opponga a progetti che devastano il territorio e a logiche di militarizzazione. La partecipazione attiva dei giovani ha infuso nuova energia, portando avanti una tradizione di resistenza popolare che si alimenta di conoscenza, tenacia e determinazione. La settimana del campeggio ĆØ stata caratterizzata da azioni dirette sui territori militarizzati. Dopo le formazioni teoriche, gli studenti si sono mossi collettivamente, dimostrando una profonda conoscenza del territorio. Hanno abbattuto le reti del cantiere TELT a Traduerivi, costringendo le forze dell’ordine a indietreggiare.
Il campeggio studentesco No Tav
Al presidio dei Mulini, un centinaio di ragazzi e ragazze ha aggirato i blocchi militari per occupare la strada dell’AvanĆ , ribadendo che nessuna militarizzazione può fermare chi ĆØ determinato a difendere la valle. La serata conclusiva ha visto i giovani spostarsi al cantiere di Chiomonte, dove una “battitura” si ĆØ trasformata in una lunga notte di resistenza. Nonostante l’uso di idranti e una massiccia quantitĆ di lacrimogeni, sono stati divelti metri di concertina, riaffermando con forza l’indomabile spirito del movimento.Ā La conclusione del campeggio ha visto un’escalation di tensione, confermando la determinazione dell’ala più oltranzista del movimento No Tav. Dopo gli incendi a Traduerivi del 3 settembre, una nuova notte di scontri ha segnato il territorio, culminando in un’azione decisa da parte di una trentina di manifestanti al presidio dei Mulini. L’azione, che ha avuto inizio con la “battitura” contro le recinzioni del cantiere, ha danneggiato la concertina di filo spinato per poi passare al lancio di pietre. La risposta delle forze dell’ordine, che presidiavano la zona in assetto antisommossa, ĆØ stata immediata, con l’uso degli idranti per disperdere il gruppo. Questo episodio evidenzia la profonda conflittualitĆ che caratterizza la lotta in Val di Susa, dove la resistenza non si limita alle proteste pacifiche, ma assume anche forme di scontro diretto. Le azioni messe in atto durante il campeggio dimostrano che la strategia del movimento si basa non solo sulla protesta, ma anche sulla disobbedienza civile e sul confronto fisico con le forze dell’ordine.

































