Caccia di montagna in Valsusa, stop a gallo forcello

SAUZE D’OULX – A Sauze d’Oulx l’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea esprime disappunto per la sospensione, decisa dal TAR del Piemonte, del prelievo venatorio di gallo forcello e coturnice fino al 4 novembre 2026. L’ente ribadisce il sostegno alla Regione Piemonte e alle realtà agricole e venatorie del territorio, indicando nella caccia di montagna una pratica legata alla cultura alpina. La decisione interessa il territorio alpino e, secondo l’Unione Montana, pone questioni sul rapporto tra tutela della fauna, gestione dell’attività venatoria e salvaguardia delle economie montane. L’ente era presente in sede di TAR a sostegno della posizione della Regione Piemonte. Il presidente Mauro Meneguzzi ha dichiarato: “Conferma la propria vicinanza alla Regione e alle realtà agricole e venatorie impegnate nella difesa di una pratica storica delle comunità alpine”. L’Unione Montana richiama inoltre la necessità di valutazioni scientifiche e di un confronto con i territori interessati. Il sito istituzionale della Regione Piemonte è il portale ufficiale dell’ente.

Caccia di montagna e ricadute sul territorio

Nel suo intervento, Meneguzzi collega la gestione faunistica alla tutela della biodiversità e alle caratteristiche degli ecosistemi alpini. La posizione dell’ente è che le decisioni debbano fondarsi su criteri chiari e proporzionati, senza trascurare il ruolo delle attività tradizionali nelle comunità montane. Il presidente afferma che l’attività venatoria, se regolamentata, sottoposta a controlli e svolta nel rispetto dei piani di gestione e delle disposizioni vigenti, rappresenta una componente storica della cultura alpina. Il presidente evidenzia anche possibili ricadute economiche. In determinate aree, secondo quanto afferma, l’attività venatoria contribuisce a sostenere operatori locali, servizi e attività legate alla frequentazione del territorio durante la stagione autunnale. La sospensione, nella valutazione espressa dall’Unione Montana, potrebbe quindi incidere anche su ambiti diversi da quello venatorio, in un sistema nel quale tradizioni, presidio ambientale e attività economiche sono considerati connessi.

L’ente richiama infine la fragilità economica e demografica delle aree montane più periferiche. Nel suo intervento sostiene la necessità di politiche che riconoscano le attività compatibili con la conservazione degli ecosistemi e che evitino contrapposizioni tra tutela ambientale e pratiche tradizionali. La posizione ribadita è di sostegno alla Regione Piemonte e di disponibilità a collaborare con le associazioni agricole e venatorie per tutelare la caccia di montagna, nel rispetto delle norme e delle esigenze di conservazione della fauna selvatica. Leggi anche: Montagne in Valsusa: Unione Vialattea contro la Regione sul territorio della caccia

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