Bussoleno: bell’incontro di Bussolib[e]ro con Valeria Tron e il suo “L’equilibrio delle lucciole”

BUSSOLENO – Bussoleno: bell’incontro di Bussolib[e]ro con Valeria Tron e il suo “L’equilibrio delle lucciole” (Comunicato Comune Bussoleno)

CRISTINA CONVERSO A BUSSOLENO PER BUSSOLIB[E]RO

Dopo l’edizione dello scorso anno, in autunno riprende il programma di incontri di Bussolib[e]ro con gli autori nella prospettiva di proseguire il prossimo anno. Valeria Tron a colloquiando con Cristina Converso con il suo libro L’equilibrio delle lucciole, fa vivere il concetto “maison”, per l’attaccamento alle radici, alla terra, alla piccola comunità ma anche ai grandi orizzonti su cui si spazia. Indica come stimolo alla rigenerazione, le lucciole che nella loro vita attuano una metamorfosi dalla fase sotto terra alla fase luminescente, che è breve e nello stesso tempo anche affascinante.

L’AUTRICE

Valeria Tron è nata in Val Germanasca, dove si parla l’occitano e dove vive tuttora per buona parte dell’anno. Proprio qui ha ambientato il suo primo romanzo, L’equilibrio delle lucciole (Salani). Cantautrice, Tron è stata finalista al Premio Tenco. È illustratrice, mediatrice culturale e artigiana del legno.

LA TRAMA

Ogni punto di partenza ha bisogno di un ritorno. Per riconciliarsi con il mondo, dopo una storia d’amore finita, Adelaide torna nel paese in cui è nata, un pugno di case in pietra tra le montagne aspre della Val Germanasca: una terra resistente dove si parla una lingua antica e poetica. È lì per rifugiarsi nel respiro lungo della sua infanzia, negli odori familiari di bosco e legna che arde, dipanare le matasse dei giorni e ricucirsi alla sua terra: ‘fare la muta al cuore’, come scrive nelle lettere al figlio. Ad aspettarla – insieme a una bufera di neve – c’è Nanà, ultima custode di casa, novant’anni portati con tenacia. Levì, l’altro anziano che ancora vive lassù, è stato ricoverato in clinica dopo una brutta caduta. Isolate dal mondo per quattordici giorni, nel solo spazio di quel piccolo orizzonte, le due donne si prendono cura l’una dell’altra.

Mentre Adelaide si adopera per essere utile a Nanà e riportare a casa Levì, l’anziana si confida senza riserva, permettendole di entrare nelle case vuote da tempo, e consegnandole la chiave di una stanza intima e segreta che trabocca di scatole, libri ricuciti, contenitori e valigie, in cui la donna ha stipato i ricordi di molte vite, tra uomini, fiori, alberi e animali, acqua e tempo. Una biblioteca di esistenze, di linguaggi, gesti e voci, dove ogni personaggio è sentimento, un modo di amare. Fotografie, lettere, oggetti che sanno raccontare e cantare il tempo: di guerra e povertà, amori coltivati in silenzio, regole e speranza, fatica e fantasia. Un testamento corale che illumina le ombre e le rimette in equilibrio. La bellezza intensa che respira oltre la vita e rimane in attesa di parole. Tuffarsi nella memoria significa avere il coraggio di inventare un altro finale e vivere oltre il tempo che ci è stato concesso, per ritrovare il luogo intimo di ognuno. La casa.

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