TORINO – Una boccata d’ossigeno per migliaia di automobilisti e imprese piemontesi: l’emendamento al decreto Infrastrutture che rinvia di un anno il blocco della circolazione per i veicoli diesel Euro 5 è stato ufficialmente approvato. La misura, che sarebbe dovuta scattare il 1° ottobre 2025, è ora posticipata al 1° ottobre 2026. Questo slittamento, che coinvolge anche Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, è stato accolto con favore come un “risultato di buonsenso” da diverse forze politiche, in particolare Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Commenta il consigliere regionale Paolo Ruzzola: “L’approvazione di questo emendamento non è solo un rinvio, ma anche un riconoscimento dell’efficacia delle misure alternative messe in campo dalla Regione Piemonte per abbattere le emissioni inquinanti. Gli sforzi compiuti negli ultimi anni, frutto di investimenti regionali, nazionali e del PNRR, stanno iniziando a dare risultati concreti, dimostrando che è possibile perseguire gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria senza imporre divieti troppo stringenti che penalizzerebbero pesantemente famiglie e attività economiche“.
Blocco Euro 5 diesel in Piemonte
Il blocco dei veicoli diesel Euro 5, pur motivato da direttive europee per la tutela della qualità dell’aria, avrebbe avuto un impatto significativo sul parco circolante piemontese, stimato in circa 250.000 veicoli, pari all’8% del totale. Si tratta spesso di auto immatricolate anche nel 2015, dunque relativamente recenti, e imporne il fermo avrebbe significato un duro colpo per molte famiglie e imprese che non avrebbero avuto le risorse per sostituire i propri mezzi. L’emendamento, fortemente voluto e sostenuto da diverse forze politiche, mira a fornire un tempo aggiuntivo per consentire ai cittadini e alle aziende di adeguarsi e di trovare soluzioni più sostenibili. La Regione Piemonte, consapevole della necessità di rispettare gli standard europei sulla qualità dell’aria (anche a seguito di una procedura di infrazione che ha portato l’Italia a una condanna per il superamento continuo dei limiti di biossido di azoto), non è rimasta inerte. Negli ultimi anni sono state implementate diverse iniziative volte a ridurre l’inquinamento, puntando su un approccio più flessibile e calibrato sul territorio.
Cosa succederà dopo il 2026?
Il rinvio al 2026 non è una cancellazione del problema, ma una dilazione per affrontare la transizione in modo più strutturato. Il Ministero dei Trasporti ha chiarito che anche dopo il 1° ottobre 2026, le Regioni avranno la possibilità di non introdurre il divieto per i mezzi diesel Euro 5 ad uso commerciale, a patto che vengano adottate e dimostrate misure compensative efficaci per il contenimento delle emissioni, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea. Questo approccio permette alle Regioni di mantenere una certa autonomia nell’adozione delle politiche ambientali, valorizzando le peculiarità territoriali e le specifiche esigenze dei cittadini e delle imprese. L’obiettivo primario resta quello di raggiungere gli standard di qualità dell’aria richiesti, ma con modalità più flessibili e sostenibili.



































