AVIGLIANA – Martedì 24 luglio presso la sala consiliare di Avigliana si terrà un seminario sul progetto di agricoltura innovativa e sociale destinato ai migranti e non solo, non facendone un progetto assistenziale ma produttivo.
L’obiettivo è coinvolgere le aziende agricole del territorio nella realizzazione di prodotti, aiutare le aziende ad avere personale che attraverso appositi tirocini possa essere inserito in ambito lavorativo, tramite i finanziamenti dell’accoglienza, aiutando nel contempo le aziende a crescere e nella ricerca di finanziamenti.
Un vantaggio per tutti perché si favorisce lo sviluppo del territorio, tenendo presente che la progettualità è rivolta anche a persone che non siano migranti. La tavola rotonda è quindi un momento di brainstorming, di costruzioni di ipotesi.
Relatori
- Giovanna Filograno, Fondazione Magnetto
- Barbara Mauri, ConISA Unione Montana Valsusa
- Stefania Fumagalli, Coldiretti
- Valerio Bertolo, Agronomo
- Michela Rapolla, Cooperativa Amico
- Enrico Tavan, assessore alle Politiche Sociali del Comune Avigliana
Il progetto intende dar vita a esperienze di formazione e produzione in ambito agricolo caratterizzate da modalità e prodotti innovativi, benefici diretti per categorie in difficoltà e impatto positivo sul contesto socio-economico e ambientale.
È animato da finalità di sviluppo locale che persegue attraverso l’inclusione sociale di persone svantaggiate e lo sviluppo dell’agricoltura montana del territorio. Si focalizza sul rafforzamento dell’integrazione lavorativa di richiedenti protezione internazionale e di giovani a bassa contrattualità e sul sostegno ad agricoltori montani.
Il primo obiettivo è l’ acquisizione di competenze agricole, professionalizzazione nella coltivazione diretta e inserimento in azienda, il secondo l’opportunità di diversificazione economica, formazione tecnico-specialistica, reclutamento di manodopera qualificata e validazione di nuove colture. Riconosce le potenzialità materiali come terreni incolti pubblici e privati e immateriali come i saperi e le esperienze degli agricoltori locali della valle e mira ad attivarle attraverso la mobilitazione di un bacino di manodopera al momento marginalizzata.
Fa leva su attività di formazione pratica e contestualizzata di “nuovi” coltivatori da coinvolgere direttamente nelle attività di coltivazione dei prodotti selezionati attraverso la guida e il controllo di esperti e agricoltori locali – questi ultimi considerati come potenziali futuri datori di lavoro – con il proposito di scambiare e distribuire quanto raccolto.
Rende protagonisti nuovi coltivatori: persone incluse in progetti istituzionali di accoglienza e integrazione nel territorio in quanto richiedenti protezione internazionale tra cui primariamente coloro per cui non sono state individuate attitudini, competenze o progettualità personali specifiche valorizzabili con percorsi e interventi individualizzabili, persone di età non avanzata residenti nella valle, in cerca di un’occupazione e con bassa contrattualità, persone con disabilità fisica o psichica, tossicodipendenti, ex‐detenuti che possano trarre vantaggio da opportunità di professionalizzazione in agricoltura.
E poi i coltivatori esperti, aziende agricole locali, in particolare quelle che portano avanti la produzione di prodotti biologicon metodi rispettosi dell’ambiente e delle persone, che possano trarre vantaggio da opportunità di diversificazione economica, di formazione tecnico-specialistica e di inserimento di manodopera qualificata.
Un dialogo tra differenti generazioni, per lo scambio reciproco di idee, tecniche e linguaggi tra persone e comunità con variegati patrimoni culturali e per il valore eco-sistemico dell’agricoltura montana.
































