All’Istituto Ferrari di Susa l’evento “Io non ho  dimenticato”: la storia di Bruno D’Alfonso

SUSA –  Lunedì 9 febbraio il teatro dell’Istituto Enzo Ferrari di Susa ha ospitato un evento di profondo valore storico e umano, per onorare la memoria e trasformare il dolore in testimonianza civile: la storia di Bruno D’Alfonso, carabiniere in quiescenza, figlio dell’appuntato Giovani D’Alfonso, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1975. Per l’occasione ad accogliere l’ospite d’onore, il Dirigente scolastico Anna Giaccone con i Vice Fava Andrea e Davide Casale. A portare i saluti dell’amministrazione comunale di Susa il Sindaco Pier Giuseppe Genovese. .In apertura è stato proiettato il video su Giovanni D’Alfonso. Il professor Andrea Fava ha  quindi condotto l’intervista a Bruno D’Alfonso con un dialogo diretto, autentico, capace di tenere alta l’attenzione e di coinvolgere una platea giovane, curiosa,  pronta a interrogarsi .su una pagina dolorosa , ma significativa, del nostro Paese.  L’emozione è stata tangibile ed estremamente vera nel racconto del relatore Bruno D’Alfonso sulla tragica storia del padre.

All’Istituto Ferrari di Susa la storia di Bruno D’Alfonso

Bruno D’Alfonso, carabiniere in quiescenza, ha preso  la parola per ricostruire la tragica vicenda del padre, l’appuntato Giovanni D’Alfonso, caduto vittima delle Brigate Rosse il 5 giugno 1975 durante il drammatico conflitto a fuoco presso la cascina Spiotta. Non si tratta solo di una commemorazione familiare, ma di un passaggio di testimone verso le nuove generazioni, affinché il sacrificio di chi ha servito lo Stato non sbiadisca nel tempo. Attraverso il racconto diretto di Bruno, la storia esce dai libri per farsi voce viva, per offrire ai presenti un’occasione unica per riflettere sugli “anni di piombo” e sul valore incrollabile del dovere. Il Coro delle Mani Bianche, diretto dalla prof.ssa Enza Oliveto, ha poi interpretato coreografie musicali, dall’ Inno del Giubileo all’Inno d’Italia, suscitando un lungo applauso nei presenti.. La mattinata si è conclusa in un clima di partecipazione e condivisione, con un buffet conviviale offerto agli ospiti.

All’incontro erano presenti:  il Luogotenente Carlo Mostratisi comandante della Stazione Carabinieri di Susa con il Maresciallo Capo Marco Margiotta; il Luogotenente CS Massimo Quaranta Comando Stazione dei Carabinieri a Condove; gli Ispettori della Sottosezione Polizia Stradale di Susa Roberto Marazzato e Paolo Sobrato; il sindaco di Chianocco Osvaldo Vair; il Sindaco di Sant’Antonino di Susa Andrea Andolfatto con il Vice Sindaco Roberto Giuglard e l’Assessore Donata Cappuccio; il Parroco della Cattedrale di Susa Don Sergio Blandino; il presidente Associazione il Ponte Susa Giovanni Quaglino con la presidente Unitre Susa Anna Branciari.

La storia

5 giugno 1975 – Arzello di Melazzo, Alessandria. “L’Appuntato Giovanni D’Alfonso partecipò, con un ufficiale e un sottufficiale dell’Arma, a un rischioso servizio diretto a individuare il luogo di detenzione di un noto industriale sequestrato il giorno prima. Nel corso di un controllo a un casolare in Arzello di Melazzo (AL) – all’interno del quale era sospettata la presenza di malviventi – la pattuglia di cui faceva parte subi una violenta aggressione armata da parte di due terroristi che, dopo aver gravemente mutilato l’ufficiale e seriamente ferito il sottufficiale con il lancio di bombe a mano, tentarono di coprirsi la fuga sparando all’impazzata. Pur se già colpito alle gambe dalle schegge di uno degli ordigni esplosi, D’Alfonso riuscì egualmente a sbarrare la strada ai criminali, affrontandoli in un conflitto a fuoco. Lo raggiunsero più proiettili, ma continuò a far fuoco fino all’esaurimento delle munizioni, riuscendo a ferire uno degli aggressori. Grazie al suo valoroso comportamento, l’operazione poté concludersi con l’uccisione di una terrorista – appartenente alle Brigate rosse”.

 

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