NOVALESA – A Novalesa si è concluso il programma per i 1300 anni dell’Abbazia di Novalesa, con la Messa celebrata giovedì 15 ottobre da monsignor Giorgio Marengo, arrivato dalla Mongolia per la dedicazione della chiesa abbaziale. All’inizio della celebrazione hanno portato i saluti istituzionali Jacopo Suppo, vicesindaco metropolitano, e don Daniele Giglioli, vicario generale della Diocesi di Susa. Le iniziative sono state promosse dalla Comunità monastica benedettina e dalla Città metropolitana di Torino per l’anniversario della fondazione del complesso. Marengo, missionario della Consolata e prefetto apostolico di Ulan Bator, ha descritto l’Abbazia come un luogo che aiuta a riconoscere ciò che conta. Nel suo intervento ha richiamato il valore di quanto non è immediatamente misurabile, indicando nel silenzio, nell’ascolto e nei valori spirituali elementi fondamentali. Ha inoltre definito il complesso una risorsa per il territorio e per la comunità, e un luogo in cui fermarsi a riflettere sulla vita. Il cardinale ha sottolineato così il significato dell’Abbazia non soltanto per la Chiesa, ma anche per chi cerca uno spazio di riflessione. Il valore spirituale del luogo, nelle sue parole, si accompagna alla sua funzione per la comunità locale. La celebrazione del 15 ottobre ha segnato la conclusione del programma di iniziative organizzato per l’anniversario.
Abbazia di Novalesa, tra restauri e continuità
Il priore Fratel MichaelDavide Semeraro ha richiamato il senso del presente e del futuro con cui sono stati celebrati i tredici secoli del complesso. Ha parlato del restauro ormai prossimo alla conclusione, che ha restituito bellezza agli ambienti, e delle persone che continuano a frequentare l’Abbazia. I momenti culturali, ha aggiunto, hanno mostrato un luogo ancora capace di vivere e di dare speranza. Semeraro ha ricondotto gli insegnamenti dell’Abbazia alla regola benedettina e alle parole humilitas e humanitas. Nata come piccolo monastero, la struttura ha attraversato vicende alterne e ha saputo ripartire. Il priore ha collegato l’humilitas all’adesione alla realtà e la humanitas alla possibilità di costruire uno spazio per sé, attraverso liturgia e preghiera, e di accogliere gli altri. La storia del complesso, fondato il 30 gennaio 726, è stata ricordata anche da Jacopo Suppo. L’abbazia della Val Cenischia ha avuto un ruolo nella storia dei territori delle Alpi Occidentali. Nel 1972 l’allora Provincia di Torino acquistò il complesso per impedirne il definitivo degrado. Dal 2015 l’impegno è proseguito con la Città metropolitana di Torino. Suppo ha ricordato che, all’insediamento dell’amministrazione metropolitana nel 2022, l’Abbazia rischiava di essere chiusa. Un accordo con l’Ordine di San Benedetto ha permesso di mantenerne la vitalità spirituale e di avviare lavori di ristrutturazione, con un investimento di quasi 2 milioni di euro. Gli interventi sono stati associati alle celebrazioni per i 1300 anni e alla restituzione del complesso al territorio. Il programma delle celebrazioni è presentato dalla Città metropolitana di Torino.
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