Abbandonato a Coazze in Borgata Pantera dei Cervelli chiede aiuto per sopravvivere "Gli immigrati hanno casa, vitto e assistenza e noi italiani no"

COAZZE – La baita è in Borgata Pantera dei Cervelli sopra Coazze. Un pugno di case in pietra servite dalla strada che dopo molto curve strette porta giù nel capoluogo. La casa è molto semplice e povera d’arredi, gli infissi sono datati e il freddo pungente di queste settimane si può vincere solo accendendo la stufa a legna. Da qualche mese nella baita abita Pietro Iocer che vuole gridare tutto il suo disappunto e lanciare un messaggio d’aiuto prima di arrivare a soluzioni improvvise e drastiche.

Sono qui solo, al freddo e senza speranze. Solo mia sorella, anche lei in difficoltà, mi aiuta come può – dice Iocer – da quattro mesi non ho di che pagare l’affitto e la luce. Non ricevo cibo e faccio come posso per arrivare alla fine della giornata”. Qualche giorno fa la Croce Rossa di Giaveno gli ha portato un carico di legna che però è subito finito. “Gli abbiamo consigliato di rivolgersi al Comune e all’Unione Montana che ha un servizio d’aiuto” dicono dalla CRI “di più non possiamo fare”.

“Ho cercato lavoro e dovrò traslocare ancora”

L’uomo, con problemi alle gambe, ha 61 anni ed è disoccupato non riuscendo più a lavorare nè come imbianchino, il suo mestiere, nè come lavapiatti. “Ho cercato lavoro per molti mesi mi facevano fare mansioni faticosissime pagandomi una miseria e non reggevo lo sforzo- dice l’uomo- mi sono rivolto ai servizi sociali ma a parte le parole non mi hanno dato nulla. Solo parole, solo parole…” dice l’uomo ripetendosi. “Dovrò traslocare di nuovo e nulla cambia. Mi hanno detto parlando dei Servizi Sociali – che non sono drogato, non ho figli e non sono immigrato quindi non mi possono aiutare. Gli immigrati hanno casa, vitto e assistenza e noi italiani no! Cosa devo fare? Ammazzare qualcuno così almeno avrò un letto e un pasto caldo?” dice l’uomo urlando.

Qualcosa si sta muovendo, fuori dalle istituzioni, grazie all’Associazione Solidarietà Nazionale che ha sollecitato il caso presso gli Uffici degli Assistenti Sociali; ma ad oggi a parte una visita medica, non è stata avviata una soluzione d’aiuto economico o di ricovero in una struttura. Quale sarà il futuro di Pietro?