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Uomo cade dalla Rocca di Caprie, salvato dal Soccorso Alpino Disavventura in parete in bassa Valle di Susa

Soccorso Alpino

CAPRIE – Nel tardo pomeriggio di ieri, giovedi’ 25 ottobre, un uomo e’ rimasto ferito dopo una caduta alla Roccia di Caprie. All’uomo impossibilitato a proseguire il cammino o ridiscendere  a valle non e’ rimasta altra possibilita’ che chiamare il Soccorso Alpino. Grazie all’intervento dei professionisti del soccorso l’uomo e’ stato portato all’Ospedale di Susa dove sono state fatte le rpime cure d’emergenza. L’uomo, L.M. di Avigliana, attende per oggi altri esami di controllo. “Se sono salvo e’ un miracolo e devo ringraziare il Soccorso Alpino per l’intervento prodigioso nei miei confronti. Ma la smania di raggiungere la vetta ad ogni costo gioca brutti scherzi, tanto più che ho 71 anni già sul groppone e non si dovrebbe mai avventurasi da soli in luoghi che non si conoscono, anche se ho salito nella mia vita molte cime oltre i 4000 metri e arrampicato in valle un po’ dappertutto. Ripercorrere a ritroso il percorso dell’andata diventa estenuante, eppure ogni volta che tento di evitare la cresta rocciosa, m’infilo in grovigli di spine che mi bloccano il passaggio e le ore trascorrono veloci. Quando finalmente inizio a vedere in basso i primi caseggiati di Condove sono le 17 passate e il sole comincia ad imbrunire. Per la fretta di non farmi cogliere dal buio, sprovvisto di pila frontale e avendo un cellulare vecchio stampo, senza torcia incorporata, cerco di scendere direttamente l’ennesimo salto roccioso, quando improvvisamente un appiglio cede e mi trovo a cadere nel vuoto. Mi frenano la caduta i pantaloni che si squarciano completamente e mi arresto 4 metri più in basso, sotto una provvidenziale crepa nella roccia colma di rovi che (sembra ridicolo dirlo) mi fanno da cuscino e mi frenano dal volare molto più in giù con esiti ritengo fatali. La mano destra, il gomito e il ginocchio sinistri, sanguinano copiosamente, ma se avessi perso coscienza, lì nessuno mi avrebbe potuto mai trovare. Così senza perdermi d’animo risalgo in libera il salto roccioso e una volta in cima chiamo il 118. Il validissimo soccorso alpino valsusino si mobilita subito e conoscendomi di “fama”, appreso che posso camminare, m’invitano di continuare a scendere il più possibile finché è chiaro. Miracolosamente raggiungo il pilone votivo e qui, più rilassato, posso attendere il volontario che mi sorregge fino a valle e mi presta le prime cure fino all’arrivo della Croce Rossa di zona, i cui volontari con altrettanta abnegazione mi bloccano l’emorragia capillare dei vari tessuti e mi provano tutti i valori essenziali mentre mi conducono all’ospedale di Susa dove vengo curato in maniera encomiabile in quanto i medici mi ricuciono le parti ferite e mi praticano un “Checkup” completo per scongiurare ogni tipo di frattura o emorragia interna, mentre gli inservienti mi lavano e mi ripuliscono completamente e gli infermieri mi praticano tutti i prelievi e le incombenze necessarie. Dimesso il giorno seguente, dopo attenti esami, con una sola costola lesionata a parte le varie ferite superficiali ben ricucite, non ho parole sufficienti per ringraziare dovutamente tutti gli intervenuti.