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Un progetto innovativo di coltivazione. Antonio Ferrentino: “Serre a Led per una coltivazione innovativa e controllata” Uno spazio modulare adattabile anche in capannoni e spazi vuoti

Antonio Ferrentino

S.ANTONINO – Ci sono spazi per una crescita responsabile e biologica in Valle di Susa anche in spazi oggi inutilizzati?  Per rispondere a questa domanda è nata una start up, si chiama GhZero, dal confronto tra Luca Bertolino, agronomo e docente, Massimiliano Caligara, responsabile chimico di laboratorio presso una importante azienda e presidente di un circolo di Legambiente, Fabrizio Barini, responsabile New Business Development Intermonte Sim. Antonio Ferrentino, consigliere regionale PD e presidente di Città del Bio, ha seguito la presentazione del progetto e può spiegare meglio.

Di cosa si tratta?

Il gruppo di lavoro, che ha grandi margini nella nostra valle, ha realizzato e commercializzato delle serre mobili innovative nel campo agricolo per la coltivazione ad esempio di: frutta, verdura, canapa e florovivaistico, con l’ausilio di tecnologie in particolare con LED che permettono una produzione maggiore e indipendente dalle condizioni ambientali esterne alla serra“.

Cioè che piova o ci sia il sole la produzione di qualità non cambia?

Esatto. Il modulo pilota che si chiama “Serra 2020” è in corso di realizzazione all’interno dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Bonfantini di Novara. Il termine dei lavori è previsto per dicembre 2018 mentre l’inizio della coltivazione è prevista per febbraio 2019, al suo interno troveranno spazio sperimentazioni di colture“.

Come funziona il modulo?

La “Serra 2020” è un modulo assemblabile in loco, facilmente trasportabile le misure permettono la mobilità su strada. Le dimensioni possono variare in base alle richieste e alle esigenze del cliente anche rispetto alle colture coltivate, le dimensioni del modulo del Bonfantini sono: larghezza 10, lunghezza 10 e altezza 3 metri“.

Come si può conciliare con il nostro territorio?

“Immagino ad esempio tutti i capannoni costruiti e vuoti, la nostra Valle purtroppo ne è piena. Ogni spazio potrebbe diventare un luogo di coltura con le caratteristiche vincenti della tecnologia che porterebbero a prodotti certificati e Bio”.

Se la sfida in Val Susa verrà vinta è presto dirlo intanto c’è uno strumento e un gruppo altamente specializzato che potrebbe aiutare una nuova forma di coltivazione.