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Sotto il regime nazi-fascista a Sant’Antonino gli ebrei trovarono rifugio Conferenza mercoledì 28 novembre alle 15.30 in Municipio

S.ANTONINO – A ottant’anni dalla proclamazione delle famigerate leggi razziali, la locale Università della Terza Età di Sant’Antonino, nelle settimane scorse, ha proposto all’amministrazione comunale, che ha accettato, di rendere pubblico e riconoscere il gesto di tre famiglie del paese che negli ultimi mesi della guerra ospitarono, a rischio della propria vita, alcuni ebrei sfollati da Torino. Ne sono nate due iniziative, entrambe poste in calendario mercoledì 28 novembre.

Alle ore 15,30, presso la sala consiliare di Via Torino 95, la conferenza dal titolo: “Salvatori e salvati. Testimonianza e memoria del salvataggio da parte di cittadini santantoninesi di ebrei sfollati da Torino tra il 1944 e il 1945” alla quale interverranno il sindaco Susanna Preacco, il presidente Unitre Piero Del Vecchio e il consigliere della Comunità ebraica di Torino Franco Segre. Durante l’incontro saranno illustrate le testimonianze raccolte e le ragioni del riconoscimento di cittadinanza benemerita che il Consiglio Comunale nella seduta delle ore 20,30 attribuirà ad Avventino Burdino e Cesarina Martin, Luigina Rossetto Giaccherino e Letizia Fobini protagonisti delle azioni di salvataggio e di solidarietà verso gli ebrei in tempo di guerra. Gli episodi non sono ancora di dominio pubblico – di qui la divulgazione e la riflessione pubblica nel pomeriggio – e poiché tutte e tre le famiglie, ben consapevoli dei rischi che correvano, non si sottrassero ai loro doveri civici con coraggio e rettitudine intellettuale e morale, l’amministrazione ne riconosce il valore di esempio per tutti.

Sant’Antonino una storia importante

Sant’Antonino si trovò ad ospitare 1603 sfollati tra febbraio 1943 e ottobre 1944, così come risulta da una rubrica compilata dai funzionari comunali e conservata nell’Archivio Storico. Ospitalità che per molti riguardò un breve periodo, forse pochi giorni, ma che per un buon numero di loro significò una permanenza più lunga. Permanenza presso parenti e conoscenti, in affitto, in ospitalità di fortuna che in qualche caso andò ben oltre la fine della guerra. Tra questi 11 ebrei che non furono identificati forse per via della mole di lavoro a carico degli uffici che non consentiva controlli incrociati con le anagrafi dei diversi comuni di provenienza, forse perché i cognomi – Frapolli e Pescarolo in particolare – a tutta prima non davano a pensare ad origine ebraiche. Una storia che sarà raccontata mercoledì 28 novembre a futura memoria e ad esempio di civiltà.