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Il selfie di Mauro Minola: l’Assietta va ricordata e valorizzata per il Piemonte di oggi "Chiudere le strade al traffico motorizzato, magari per lasciarle solo agli escursionisti o ai ciclisti, non mi sembra corretto"

Mauro Minola

di Mauro Minola (storico e scrittore)

GIAVENO – Ho scritto tre libri sull’Assietta, di cui uno, si intitola “Assietta” prima di tutto per non perdere la memoria della battaglia del 19 luglio 1747, della quale proprio quest’anno non si è tenuta la grande rievocazione legata alla Festa del Piemonte. Per fortuna i Granatieri di Sardegna dell’Esercito, i volontari dell’Associazione Granatieri in congedo e del Coordinamento Rievocazioni storiche 1600-1700 diretto da Alessia Giorda sono saliti lo stesso domenica 22 luglio per celebrare il ricordo della battaglia.

Una lunga storia

Ma l’Assietta non è solo questo: è un luogo particolare, dove si respira ancora l’aria di un passato glorioso, ammantato di leggenda. E non c’è solo la battaglia del 1747, ma decine di altri episodi, di passaggi, di momenti di storia, di eventi che hanno lasciato tantissime tracce, penso all’attacco del generale Catinat al Colle delle Finestre nel 1690 e alla sua decisione, due anni dopo, di accamparsi con le proprie truppe sul pianoro di Pra Catinat (che da allora porta il suo nome) per controllare il duca di Savoia. Non bisogna poi dimenticare l’avventurosa manovra del duca Vittorio Amedeo II nell’agosto del 1708, quando dopo aver preso il forte di Exilles, valicò il Colle delle Finestre e bloccò il forte di Fenestrelle, che cadde dopo quindici giorni di assedio. Anche allora i francesi, per aiutare il presidio di Fenestrelle, tentarono di avanzare lungo la cresta dell’Assietta, ma si fermarono di fronte ai cannoni e alle truppe che il duca aveva saggiamente schierato al Colle Vallette, ad oriente dell’Assietta.

Ho citato il Colle delle Finestre, dove a maggio è passato il Giro d’Italia e forse l’anno prossimo passerà il Tour de France perchè se oggi i passaggi sono più pacifici di quel tempo. Dobbiamo comunque dire grazie agli ingegneri militari di fine Ottocento e primo Novecento se oggi possediamo tante strade militari così ardite, come quella del Colle delle Finestre o dell’Assietta, che ci permettono di visitare posti di incomparabile bellezza e di sfruttarle per il Giro d’Italia, per le gare di mountain-bike o a fini turistici.

I militari ebbero così grandi attenzioni per l’Assietta anche dopo la battaglia perché si temeva che i francesi potessero ripercorrere la stessa strada in caso di invasione. Dopo il 1870 e la presa di Roma i nostri rapporti con i vicini non erano certamente idilliaci: c’era il rischio che la Francia potesse nuovamente scendere in guerra contro il nostro paese. Ecco perché si costruirono batterie (Gran Serin, Gran Costa, Genevris ecc.) e tante strade militari per portare in quota i cannoni, gli uomini e i materiali. Sfatiamo un mito, secondo il quale le opere fortificate costruite ai confini con la Francia furono inutili: probabilmente tutti siamo stati un pò condizionati dalle vicende della Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Ma la realtà è diversa: nessuna fortificazione era inutile, in quanto rappresentava un deterrente rispetto alle intenzioni del nemico. Era come dire: guarda che se hai una qualche idea di valicare le Alpi e di calare in Piemonte, troverai pane per i tuoi denti, cioè dovrai combattere per far cadere i miei forti, ti costerà un gran dispendio di uomini, artiglierie, materiali ecc. ecc..

Nei secoli passati non era immaginabile trascurare un forte e aggirarlo per avanzare: dove passavano le artiglierie, specialmente in montagna, quando c’erano solo questi percorsi obbligati anche Napoleone, che per primo dispose di grandi masse di soldati, si preoccupò di fronte al forte di Bard che bloccava i suoi cannoni, indispensabili per attaccare gli austriaci. Comunque l’Assietta si presta un pò al mito della Fortezza Bastiani di Buzzati.

Anche la Resistenza

Nei miei libri ho voluto spendere qualche parola per gli artiglieri e i soldati che furono di presidio all’Assietta descrivendo la vita che conducevano, i loro sacrifici, le prime escursioni invernali con le racchette, i bivacchi nella neve a 2500 metri per sperimentare l’efficacia delle trune. Persone che si trovarono ad impiegare i nuovi mezzi di comunicazione, quali l’eliografo e il telefono, che furono sperimentati per la prima volta proprio nelle batterie della zona. Infine, da ultimo, ma non meno importante, ho anche voluto parlare della Resistenza, che vide in questa area i partigiani della Divisione autonoma “Val Chisone” del comandante Maggiorino Marcellin di Sestriere impegnati negli scontri del luglio-agosto 1944 contro i tedeschi per il controllo dell’alta Valle di Susa e Val Chisone. Ma torniamo alla grande battaglia del 1747. Nella primavera del 1747, la Guerra di Successione austriaca era in una fase di stallo, in quanto i contendenti, logorati dalle faticose campagne degli anni precedenti, non avevano trovato alcun vantaggio e le loro forze erano sostanzialmente uguali. Per risolvere le sorti del conflitto le corti alleate di Versailles e di Madrid progettarono dunque una nuova invasione del Piemonte, affidandone il compito al cavaliere Armand Fouquet di Belle-Isle.

Il Regno di Sardegna

Allora la situazione nel regno di Sardegna non era troppo bella. Il re Carlo Emanuele III di Savoia aveva schierato quasi tutte le sue forze attorno a Genova. Per fronteggiare la nuova aggressione non vi erano che pochi battaglioni che furono attestati alla difesa del Forte di Exilles, sul crinale spartiacque Dora Chisone, presso il Colle dell’Assietta, dove passava la via più breve di comunicazione tra i forti di Exilles e di Fenestrelle. Quel fatidico 19 luglio 1947, nel pomeriggio, il Belle-Isle sferrò l’attacco al campo trincerato con tre colonne, ventimila uomini contro 7400 soldati piemontesi se austriaci, Si combatté per quattro ore. I difensori, al riparo dei trinceramenti, reagirono con grande valore, senza cedere di un solo passo le loro posizioni. Per i francesi fu tutto inutile. Non riuscirono a passare. Il bilancio della giornata, secondo le cronache, ammonta a quasi 5000 caduti francesi, contro poco più di 200 dei difensori. Cifre vicine alla realtà, in quanto sia il comando francese che quello piemontese diedero, alla fine della battaglia, stime attendibili dei caduti. Tra le vittime ci fu persino il comandante Belle-Isle, colpito a morte alla testa dei suoi valorosi. Il suo nobile, ma infruttuoso gesto, è ora ricordato da un monumento sul luogo della battaglia.

Il valore della vittoria dell’Assietta per il Piemonte

La vittoria dell’Assietta è stata assunta, anche a livello popolare, a simbolo dell’indipendenza e dell’orgoglio piemontese. E questo avvenne spontaneamente subito dopo lo scontro; i primi valligiani che salirono al campo per rimuovere i feriti e seppellire i caduti videro una scena terribile. Solo allora la popolazione locale si rese conto di quale immane evento si fosse trattato e comprese il valore dei bogianen che avevano così coraggiosamente difeso la loro terra. Oggi l’Assietta è un luogo nel comprensorio delle Montagne Olimpiche; è il ritratto di una montagna “viva”, ricca di imponenti vestigia di un glorioso passato, di resti di fortificazioni e di antiche rotabili militari, tanto da costituire un ampio museo all’aperto in attesa di trovare una giusta collocazione anche sul piano turistico.

Concludo questo selfi con una considerazione

Si è discusso se asfaltare o meno le rotabili dell’Assietta e di chiuderle al traffico motorizzato. L’asfalto in montagna non mi piace; ma chiudere queste due strade al traffico motorizzato, magari per lasciarle solo agli escursionisti o ai ciclisti, non mi sembra corretto: sarebbe come chiudere un museo storico – tale io considero il luogo – e riservarne l’ingresso solo ad una categoria privilegiata di persone. Credo che la regolamentazione adottata dalla Città Metropolitana sia molto equilibrata e che tenga conto delle esigenze di tutti.