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I muretti a secco di Avigliana…per l’Unesco sono Patrimonio dell’Umanità Un esempio di salvaguardia in Valle di Susa

di LODOVICO MARCHISIO

AVIGLIANA – L’arte e la forza dei muretti a secco. Per la Valle di Susa sono l’emblema di uomo, natura, paesaggio che si uniscono. Per l’Unesco da oggi i muretti a secco sono Patrimonio dell’Umanità. Quei muri, anche per costruire case e borghi, sono l’antidoto all’abbandono e al dissesto. Da una parte, il loro immenso valore per combattere fragilità dei versanti, fermare le frane, rallentare le valanghe, ridurre l’erosione, dall’altra la straordinaria consapevolezza che su quei terrazzamenti fatti in pietra vi sono imprese e imprenditori che resistono strappando porzioni di ettari all’invasione del bosco.

Un esempio ad Avigliana. Un muretto a secco, come altri simili, sosteneva il terreno a monte che era stato spianato per renderlo  più produttivo. In genere i muretti di contenimento venivano costruiti dai singoli proprietari, invece altre opere di pubblica utilità come le strade, le mulattiere, i canali e quant’altro legato al bene comune venivano realizzate in “corvée”: erano giornate di lavoro che i maschi di ogni famiglia dovevano prestare gratuitamente al Comune di appartenenza secondo una precisa regolamentazione. Questa tradizione di pubblica utilità è tutt’altro che abbandonata, anche se più difficoltosa. L’Amministrazione Comunale, il Gruppo Ecovolontari, Associazioni Ambientaliste cercano di supplire a quanto è conseguente all’abbandono graduale dei boschi.  Qui un tempo c’erano delle coltivazioni (segale, orzo, avena, patate -da appurare-) e la carrareccia consentiva (sino al luogo con foto panoramica più avanti denominato “Vir du cher”) il transito dei carri agricoli. Da osservare l’attuale colonizzazione di alcuni licheni, muschi e piccole felci.