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Il Comune di Giaveno dice no agli spazi per i “fascisti”, Forza Nuova presenta un esposto alla Procura della Repubblica Il partito di estrema destra potrà usare la bacheca concessa dal Comune

Giaveno, le bacheche

GIAVENO – Il Consiglio Comunale ha approvato un regolamento per l’utilizzo del suolo del pubblico e la concessione degli spazi come bacheche ed altro. Non è un tuffo nel passato, ai tempi di Mussolini del regime, ma l’oggi. “Non potranno in alcun modo essere rilasciate concessioni di occupazione di suolo pubblico o di utilizzo di spazi di proprietà comunale alle organizzazioni e alle associazioni che si richiamano direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia, o che esibiscano o pratichino forme di discriminazione non rispettando l’articolo 3 della Costituzione” recita il regolamento.

E’ ovviamente un atto più politico che pratico, poichè nessuno può limitare le libertà costituzionali a qualsivoglia organizzazione o partito purchè esse siano, ovviamente, all’interno della leicità. Le elezioni sono vicine e la caccia al voto è ormai partita. Quale più ghiotta occasione dell’approvazione di un regolamento, praticamente, inutile per far felice gli iscritti all’ANPI che magari si ricorderanno del buon gesto al momento del voto? L’intenzione espressa ieri sera in Consiglio Comunale non è un atto nuovo sul nostro territorio tant’è che Forza Nuova, il partito criticato per le sue manifestazioni attraverso i manifesti nella bacheca concessa dal Comune, ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica al Tribunale di Torino contro l’adozione in vari comuni della dichiarazione “antifascista” per le domande di concessione occupazione del suolo pubblico o di sale comunali.

Scrive l’avvocato di Forza Nuova: “La decisione di adottare questa dichiarazione da parte di alcuni comuni è praticamente la violazione dei principi costituzionali sanciti dagli articoli 21 e 97, che si traduce in un vizio dell’atto amministrativo e si evidenzia la volontà di impedire od ostacolare l’attività politica. Il “dolo intenzionale”, – previsto dall’art. 323 del codice penale, è in re ipsa in capo ai consiglieri comunali che hanno votato la mozione, del danno, consistente in una gravissima limitazione di diritti costituzionalmente garantiti primo fra tutti quello d’espressione, nei confronti di chi si rifiuterà di firmare questa dichiarazione”.